DEMAGOGIA

 

Ho visto un talk show politico.
In studio erano presenti Alessandra Mussolini, Giuseppe Civati, Alan Friedman e in collegamento Vittorio Feltri.
Gli ospiti discutevano sul ritorno del fascismo.
Alan Friedman ha messo subito in evidenza un’anomalia di molti talk show relativamente a chi viene invitato ai palcoscenici televisivi.
Alan Friedman ha detto che non riusciva ad immaginare uno studio televisivo di
Berlino in cui fosse invitata la nipote di Adolf Hitler!!!
Insomma è evidente che se in studio si invita la nipote di Mussolini per parlare di fascismo e dei rigurgiti dello stesso, l’obiettivo non è quello di affrontare con la necessaria obiettività il tema, ma di alimentare la polemica, di creare lo scontro e di far crescere l’audience del programma.
Purtroppo in questo modo si favorisce, probabilmente, l’implementazione di partiti di stampo neo fascista, che sono chiaramente anticostituzionali.
Ci si chiede come mai non si intervenga presso quelle sedi di partito in cui vi sono svastiche e altri simboli fascisti.
Tollerare il culto del fascismo non è democrazia, ma incoscienza
e irresponsabilità.

Il più grande furto della storia

LE NAZIONI UNITE DEFINISCONO IL GAP SALARIALE
“Il più grande furto della storia”

“Nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Lo affermano le Nazioni Unite, secondo cui si è difronte al “più grande furto della storia”. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione, non vi sono distinzioni di aree, comparti, età o qualifiche. “Non esiste un solo paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini”, ha detto il consigliere delle Nazioni Unite Anuradha Seth.”
(…)”Al ritmo attuale, avverte l’Onu, ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario salariale tra uomini e donne.”

Dunque è ufficiale ed incontrovertibile il dato che conferma il divario salariale a svantaggio delle donne.
I motivi sono molteplici, le donne occupano posizioni apicali inferiori agli uomini, lavorano meno ore pagate e a parità di lavoro guadagnano comunque di meno.
Sconfortante, poi, l’analisi delle Nazioni Unite che prevede un tempo lungo, 70 anni,
per raggiungere la parità salariale.
Inoltre, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) del 2015, il 76,1% degli uomini in età lavorativa fa parte della popolazione attiva, mentre la percentuale è del 49,6% nel caso delle donne.

La strada per ridurre il gap salariale e di attività è chiara, ma non la si vuole percorrere.
Innanzitutto bisogna rendere possibile la ricerca di lavoro da parte delle donne, che spesso dopo il primo figlio abbandonano il lavoro e non lo cercano più.
La prima misura è quella di rendere accessibile i servizi socio-educativi
pre – scolari, compresa la fascia di età che va dai 3 mesi ai 3 anni e per rendere i servizi accessibili è necessario che ci siano e che siano gratuiti.
Non penso sia un’eresia pensare che i servizi socio- educativi siano servizi universali e come tali accessibili a tutta la popolazione, perché il costo dell’asilo nido continua ad
essere elevato? semplicemente perché esiste la convinzione che la madre se ne debba occupare!
Per superare il gap salariale ed occupazionale è però necessario un avanzamento culturale, il superamento degli stereotipi di genere e la capacità di apprezzare il lavoro delle donne, che stentano a farsi avanti nel chiedere avanzamenti di carriera e di stipendio.
Comunque il dato ormai certo è che il lavoro delle donne viene apprezzato meno e anche risultati importanti raggiunti dalle donne non vengono valorizzati come quelli dei colleghi uomini.
“Tra i paesi e il business più innovativi del mondo emerge un consenso culturale su come rafforzare nel modo migliore la propria risorsa più critica: la popolazione. E non c’è maggiore indicatore di una cultura innovativa dell’emancipazione delle donne.
La piena integrazione, economica e politica, delle donne è il passo più importante è che è un paese o un’azienda possa compiere per incrementare la propria competitività. Quelle società che non si liberano dell’eredità culturali negative riguardanti il trattamento delle donne annegheranno travolti dalla prossima in ondata di innovazione”(Alex Ross- Il nostro futuro)

Libertà di importunare o libertà di fare i propri comodi.

« Nous défendons une liberté d’importuner, indispensable à la liberté sexuelle »

“Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale” (…) “siamo “abbastanza mature per ammettere che la pulsione sessuale è per sua natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente accorte per non confondere il corteggiamento maldestro con l’aggressione sessuale. [..] La donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana”.
Queste alcune frasi estrapolate dalla lettera sottoscritta da 100 donne francesi.

La lettera sottoscritta da Catherine Deneuve é indifendibile e non accettabile perché legittima le molestie sessuali e vanifica anni di battaglie sui diritti civili.
Difendere la libertà d’importunare, significa fornire una inaccettabilegiustificazione a tutti quegli uomini che si arrogano il diritto di recare disturbo, di molestare, di dare fastidio ad una donna, limitandone la sfera personale e mortificando la giusta pretesa di non essere disturbate, molestate, infastidite.
È probabile che il mondo del jet set francese trovi normale ipotizzare che la pulsione sessuale nell’essere umano sia incontrollabile e che dunque sia “offensiva e selvaggia” e che abbattere le barriere culturali, scordare l’educazione e lasciarsi dominare dagli istinti sia accettabile e addirittura da difendere.

Non condannare lo “struscio” degli uomini sul tram o sulla metropolitana e non trovarlo schifoso, fa impressione ed è sufficiente averne avuta l’esperienza per capirne il disgusto che si prova.
La libertà sessuale non può essere confusa con la libertà di fare propri comodi senza il consenso del partner.
Legittimare le molestie sessuali è un fatto grave e riduce le donne a semplici oggetti del desiderio, senza tenere in alcun conto la loro volontà.

C’è chi ha interpretato la lettera delle 100 intellettuali francesi come la volontà di mettere a fuoco i rischi di un nuovo puritanesimo, di una caccia all’orco, di una sessuofobia che la campagna iniziata dalla denuncia delle donne molestate dal regista americano Weinstein, può generare.
Nella lettera, non c’è traccia di un elemento ricorrente nei casi di questi mesi, la sproporzione di potere fra l’uomo che compie le molestie e la donna che le subisce, che quasi sempre si trova in una posizione di inferiorità e di subordinazione.
C’è anche chi sostiene che i comportamenti molesti sono «difetti maschili», quindi inevitabilmente connaturati all’identità degli uomini.
Noi pensiamo che gli uomini non siano ad uno stadio evolutivo inferiore a quello delle donne ed incapaci quindi di frenare la “pulsione sessuale … offensiva e selvaggia”.
Crediamo invece che ci siano uomini che abusano del loro potere e, di contro, altri uomini, la stragrande maggioranza, che sappiano invece perfettamente individuare il confine esistente tra corteggiamento e molestia sessuale.
Un confine che non andrebbe mai superato in mancanza di un elemento fondamentale: il consenso tra le parti.

Il BIOTESTAMENTO e i diritti civili

 

L’articolo 32 della Costituzione é molto chiaro e così recita:
” La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.”
Ci sono però voluti quasi 70 anni per vederne approvata una norma che ne consentisse la sua attuazione.

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I veri numeri della legge elettorale

Leggo con interesse l’analisi di Andrea Maria Villotti, che afferma come la nuova normativa, che modifica la legge elettorale per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Trento, introducendo oltre alla composizione paritaria delle liste elettorali anche la doppia preferenza di genere, contenga una sorta di trappola per l’elezione delle donne.
L’analista sostiene che sarebbe stato necessario prevedere ” il dovere” di esprimere due preferenze e non lasciarne semplicemente la possibilità.
La prima osservazione che sollevo è relativa alla costituzionalità di un obbligo o “dovere” di esprimere le due preferenze, che entrerebbe in conflitto con l’art.48 della nostra Costituzione:
“Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.”

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La nuova legge : parità di genere

Il Consiglio Provinciale di Trento, in data 1 dicembre, ha approvato la legge sulla doppia preferenza di genere e sulla composizione paritaria delle liste elettorali.
Nel 2002 avevo depositato un disegno di legge simile, che allora era considerato esagerato e che non era stato apprezzato dalla maggioranza di Centro Sinistra Autonomista.
A dire il vero non credo che l’attuale maggioranza, sempre di Centro Sinistra Autonomista, sia felicissima del varo della legge.
A quanto pare, e basta visionare la ripresa video della seduta per averne la certezza,
nessuno si è preoccupato di legge il testo del disegno di legge che porta la firma Bottamedi-Bezzi.
Non vorrei essere troppo maliziosa ma perfino Bezzi non ne era del tutto a conoscenza, non si spiega diversamente la non partecipazione al voto, giustificato rocambolescamente come la volontà di consentire, con facilità, la richiesta del referendum confermativo. Mah! Non si è mai visto non votare a favore di un proprio disegno di legge!!!

Comunque le cose sono andate così.
Bottamedi deposita un disegno di legge, che modifica sostanzialmente la forma di governo e il sistema elettorale della Provincia Autonoma di Trento, prevedendo un sistema proporzionale e l’elezione indiretta del Presidente della Provincia.
Ed è su questo aspetto della legge che si focalizza l’attenzione e passa inosservata la previsione normativa che introduce la composizione paritaria delle liste elettorali, con l’alternanza di genere e la possibilità di esprimere fino a due preferenze se di genere diverso.
Bottamedi enfatizza il ritorno al proporzionale e l’elezione indiretta del Presidente della Provincia e nulla dice sulla doppia preferenza di genere e della formazione paritaria delle liste elettorali.

Ciò che stupisce è che anche la relazione al disegno di legge di Bottamedi-Bezzi nulla dice relativamente al riequilibrio della rappresentanza e quando il ddl. approda in aula non viene nemmeno letto o quantomeno illustrato nei punti essenziali e la Commissione lo trasferisce all’aula senza trattarlo, nella convinzione che verrà bocciato.

Anche la relazione di maggioranza nulla dice al riguardo e la stessa relatrice ammette di non aver letto il testo normativo.

Dunque il ddl. approda in aula e nessuno chiede di “non contingentare” i tempi di discussione, perché questa è la norma, quando si trattano leggi “non pericolose” o
“non sgradite” alla minoranza.

Due giorni prima della discussione in aula, qualcuno legge il testo e si scopre la straordinaria opportunità.

A quel punto i nemici della “Parità di genere” sono senza vie di fuga e la maggioranza non può sottrarsi dal votare la legge!!!

Grazie alla inconsapevolezza passa una norma attesa da tempo da molte di noi e che renderà la competizione elettorale difficile, ma interessante.

I partiti saranno costretti a candidare molte donne e le cordate tra uomini non saranno più possibili!!

L’astensionismo

Oggi il Il primo schieramento politico è “l’astensionismo”!

L’art. 48 della Costituzione stabilisce che:
“Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.”

Il voto è dunque un dovere civico e non un obbligo, ma questo non significa che l’astensione sia un comportamento coerente cn un organizzazione democratica della società.

Le motivazioni più forti, che spingono a non partecipare ai vari appuntamenti elettorali, risiedono nella sfiducia verso la politica e nella convinzione che il proprio voto non valga nulla.
In realtà il “non voto” rafforza lo “status quo” e quindi coloro che si astengono non fanno altro che confermare al potere proprio coloro verso cui nutrono sfiducia e delusione.

Verrebbe naturale pensare che a fronte di una grande disaffezione al voto, la prima preoccupazione dei partiti fosse quella di recuperare la folta platea di coloro che ritengono inutile votare.

In realtà viene da supporre che alla maggioranza dei partiti non importi granché di quanti elettori vadano a votare, l’importante è che la percentuale di voti conseguiti consenta di vincere o quasi !!!

Non si riesce ad interpretare diversamente la litigiosità continua dei partiti di centrosinistra e centrodestra, ma soprattutto il populismo e la demagogia imperante nei vari schieramenti politici.

Anche la legge elettorale varata recentemente manifesta la capacità caotica delle
forze presenti in Parlamento, che hanno approvato un “capolavoro”, se l’obiettivo era quello di garantire l’ingovernabilità.

In Italia, dopo tangentopoli degli anni ’90, stiamo assistendo ad un cambiamento continuo delle leggi elettorali.

Non è difficile ricordare il sistema elettorale elaborato dal centrodestra, il cosiddetto
“Porcellum”, il cui padre, Calderoli, con estrema onestà ammise che avevano approvato una legge elettorale che era una “Porcata”, finalizzata a non far vincere nessuno, giacché il centrodestra ipotizzava una sconfitta elettorale, come difatti avvenne.

Per non parlare poi dell’Italicum, una legge che ipotizzando la riscrittura della Costituzione e l’abolizione del Senato non ne previde alcuna norma per l’elezione e la bocciatura del Referendum confermativo, rese la legge monca e pasticciata.

Comunque entrambe le leggi vennero poi decapitate dalla Consulta e anche l’attuale legge elettorale non è escluso che qualche incoerenza costituzionale possa contenerla.

La maggior parte dei Paesi civili ed avanzati democraticamente ha un sistema elettorale stabile, i cui principi sono previsti in Costituzione e la garanzia della stabilità del sistema elettorale, è considerata cruciale per la credibilità dell’intero procedimento elettorale.

“Vi sono alcuni aspetti specifici che andrebbero garantiti e non cambiati a seconda delle convenienze, quali ad esempio:
-il sistema elettorale propriamente detto,
-la composizione delle commissioni elettorali
-la suddivisione delle delle circoscrizioni.
Questi tre elementi appaiono spesso determinanti per il risultato dello scrutinio ed è opportuno evitare, non solamente le mani per manipolazione in favore del partito al potere, ma anche le stesse apparenze di manipolazioni.”( A.Gratteri )

L’unica previsione costituzionale del nostro ordinamento, relativamente al sistema elettorale, è costituita dall’art.79 che testualmente recita:
“Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.”

Tale principio dovrebbe ispirare la legge elettorale e rendere governabile il nostro Paese, mentre invece i nostri legislatori, si sono impegnati a sfruttare tale previsione costituzionale per fare in modo che nessuno vinca.
Muoia Sansone con tutti i filistei!!

SI, ci siamo. “Siamo sempre state pronte: crediamoci e Vogliamolo!”

Oggi, 1 dicembre, in contemporanea all’approvazione della legge elettorale che introduce la doppia preferenza di genere e la composizione paritaria delle liste elettorali, esce la pubblicazione “Sì, ci siamo! Siamo sempre state pronte: crediamoci e vogliamolo” di Margherita Cogo, con la Prefazione di Ilaria Vescovi, già Presidente di Confindustria e Amministratore delegato di Tecnoclima SPA e l’Introduzione di Isa Maggi, Coordinatrice degli Stati Generali delle Donne.

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