CONFRONTO DEI PROGRAMMI ELETTORALI DEI CANDIDATI PRESIDENTE

 

I programmi sono stati analizzati solo relativamente alla “questione femminile”, considerando una priorità cercare di ridurre il gap esistente tra uomini e donne in campo economico ed istituzionale, infatti gli indicatori economici e di salute elaborati del Gender Gap Index parlano chiaro. La differenza di possibilità tra uomini e donne su partecipazione e opportunità economiche, porta l’Italia in coda alla classifica: al 118esimo posto su 144 nazioni esaminate. Tra le principali cause il calo dell’uguaglianza salariale e la diminuizione delle donne in ruoli ministeriali. E scendiamo ancora più giù, al 123esimo posto, se si analizzano le condizioni di salute e i tassi di mortalità.
Leggi fatte, ma rimaste lettera morta
Il divario di genere si allarga così, secondo il Wef, oltre il 30%. È per la prima volta dal 2014. Una situazione inaccettabile perché dal 2006 l’Italia ha dovuto recepire, tramite il decreto legislativo 198, una direttiva europea su pari opportunità e pari trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione. L’ennesima norma rimasta lettera morta nel Paese reale.

Con l’ottica e la convinzione che un programma elettorale debba evidenziare le criticità e i punti di forza di una Comunità e ipotizzare delle soluzioni, sono stati letti i programmi elettorali e poiché non appare, quasi ovunque, né un gap salariale e nemmeno una discriminazione per l’accesso al credito, per i ruoli apicali così nel pubblico come nel privato e nemmeno un gap a di rappresentanza nelle istituzioni e nei ruoli “di potere”, sembra che il Trentino, almeno per i candidati Presidente, abbia risolto completamente il divario di genere.

Ed allora ecco come i programmi affrontano, seppur in maniera parziale i temi riguardanti il mondo femminile, che sono la cartina tornasole per misurare il benessere di una Comunità.

FERRUCCIO CHENETTI ( pag. 17 )

Da un candidato Presidente, a capo di una lista delle Minoranze linguistiche : Moviment Ladin De Fascia, che deve difendere l’esistenza e promuovere la valorizzazione di una Comunità ancorata al passato, non ti aspetteresti una decisa promozione del ruolo delle donne ed invece c’è un paragrafo con un bel titolo :”Le donne come risorsa” e così recita:
“L’ obiettivo principale che dobbiamo porci a livello politico è il raggiungimento delle pari opportunità tra uomini e donne. Per conseguire e rendere concreto questo obiettivo sarà necessario incentivare nuove e maggiori politiche di sostegno verso il mondo femminile su più livelli.
Prima di tutto è indispensabile un impegno maggiore per favorire l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro; come é necessario creare facilitazioni di ordine finanziario e di tipo organizzativo per favorire l’ imprenditoria femminile, O a prevalente presenza femminile.
Bisogna inoltre favorire orari flessibili, il telelavoro, avere asili nido nei posti di lavoro, sviluppare servizi di sostegno all’infanzia, creare una rete di azioni affinché le donne non siano costrette a scegliere tra il lavoro e la famiglia.
Un secondo livello è quello delle norme positive che consentano alle donne di assumere sempre più ruoli decisionali importanti nel contesto pubblico e privato della nostra terra e qui dovremo impegnarci prima di tutto per modificare la cultura e le scelte in direzione delle pari opportunità, ma anche per introdurre strumenti legislativi che rendano effettiva la piena partecipazione nelle rappresentanze politiche, istituzionali e amministrativi delle donne.”

Perfetto nulla da aggiungere !!!

MAURO OTTOBRE ( pag. 16 )

Questo è l’unico programma che affronta il tema della violenza di genere.
La nostra Provincia non è affatto immune da questo fenomeno e “chiudere gli occhi” non aiuta ad affrontare e arginare questo dramma, quando non sconfina nella tragedia.

Nel programma sono presenti due paragrafi che riguardano la questione femminile:
e sotto il titolo :”Pari Opportunità” si affronta il tema delle differenze salariali e del gap nelle carriere sia pubbliche come private e si ipotizza una “task force che in 3 mesi analizzerà tutti gli stipendi, di uffici e partecipate, e le mansioni e proporrà un adeguamento immediato di quelli reputati iniqui.”
Sotto il titolo :” Iniziative a contrasto della violenza di genere” si legge:
“Particolare attenzione sarà rivolta verso le situazioni di disagio e violenza di genere con l’apertura, in tutto il territorio provinciale, di sportelli di supporto psicologico ed orientamento giuridico per le donne vittime di violenza in costante collaborazione con le associazioni e gli enti che si occupano dell’argomento.”

VALER ( pag.4 )

Nel programma dell’unica candidata Presidente donna della “questione femminile” non si fa alcun cenno.
Le uniche questioni enunciate che possono far pensare anche alle donne riguarda un titolo
– “volontà di ridurre con tutti i mezzi possibili le disuguaglianze e garantire pari opportunità”
– “investire nella scuola pubblica dalla prima infanzia fino all’università”
Senza nulla specificare in termini di costi o di come si possano garantire le pari opportunità.

Nei restanti programmi o non si fa alcun cenno alla cosiddetta “questione femminile o
la donna viene concepita più come madre, e non si affronta il tema della valorizzazione delle competenze femminili, della necessità di promuovere le carriere femminili, di nominare più donne nei vari cda delle società controllate o partecipate dagli Enti pubblici, e di avere Assemblee elettive ed Esecutivi ( Giunte Comunali e la stessa Giunta Provinciale ) equilibrati sotto il profilo del genere.

TONINI ( pag. 7 )

Il programma sotto il titolo:
“Famiglie, persone, comunità”
afferma:
“Ci daremo un piano a sostegno della ripresa delle nascite, cominciando ad esempio con l’integrazione di asili nido e scuola materna in un sistema 0-6 in modo da favorire economie di scala e dunque anche un accesso generalizzato ai nidi, con orari flessibili e costi più bassi per le famiglie.”
Ma il passaggio più interessante riguarda la politica di pari opportunità laddove afferma che “vogliamo inclusiva e non circoscritta alle pure importanti questioni di genere”.

Quasi a dire che non esiste un problema reale ed economico della non valorizzazione delle competenze femminili. E sarebbe importante capire se il sostegno alla ripresa delle nascite passi attraverso la “Fecondazione coatta” piuttosto che dall’aumento dell’occupazione femminile e dal costo 0 degli asili nido.
Da un Candidato Presidente del PD, pur a capo di una coalizione, ci si aspetterebbe di più!!!

UGO ROSSI ( pag.42 )

Anche in questo programma la donna viene concepita più come madre, tranne il cenno alla promozione dell’imprenditoria femminile
Nell’indice non compare un riferimento specifico alle donne, ma nel capitolo
“Economia” compare la misura :”promozione dell’imprenditoria femminile, attraverso il rafforzamento delle politiche di conciliazione” e nel capitolo
“Famiglia” la misura : “potenziamento delle politiche a sostegno della natalità, attraverso interventi a favore delle mamme lavoratrici, tra cui il rafforzamento delle misure volte a favorire realmente la conciliazione famiglia-lavoro e il finanziamento di nuovi asili nido e/o servizi equivalenti(…), al fine di garantire una copertura del 100% dei servizi per la prima infanzia da 0 a 3 anni”.

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Degasperi ( pag.31 )

Nel programma si legge che “si procederà all’azzeramento del sistema degli enti privati sia nell’ambito della fascia 0-6 anni (…)
Senza però prevedere come, con quali tempi e quali risorse si pensa di agire.
Azzerare il privato esistente senza sostituirlo con il pubblico significa arretrare nella rete dei servizi socio-educativi
Sotto il titolo Welfare si legge “(…) è prioritaria una politica sociale fondata sui diritti fondamentali delle persone attenta alle necessità delle categorie più fragili, dai minori disabili, dagli anziani alle donne e ai disoccupati”

Essere considerate una categoria fragile, proprio non piace!!!

Sempre sotto lo stesso capitolo si parla anche di conciliazione tra vita lavorativa e privata, in termini generali.

Ed infine si puntualizza :
“(…) sarà garantito adeguato sostegno economico alle mamme che sceglieranno di dedicarsi ai propri bambini, interrompendo per il periodo necessario l’attività lavorativa”.

Non proprio una considerazione e una volontà di por fine al gap esistente tra i due generi, anzi in qualche modo lo si rafforza !!!

FUGATTI ( pag. 56 )

Nell’indice compare la voce “Politiche per la natalità”
Sotto il capitolo “Istruzione” si legge :” incentivare il part-time, soprattutto in relazione all’invecchiamento di lavoratori, alle esigenze di salute, alle necessità di conciliare la vita delle lavoratrici madri”
Sotto il capitolo :”Politiche per la natalità” si legge:
“Famiglia: rendere sostenibile la volontà di creare una famiglia, anche agevolando la natalità. Allo scopo proponiamo:
– abbattimento delle rette degli asili nido o di altre forme di custodia dei figli;
– agevolazioni di asili nido aziendali;
– punteggi maggiori nei concorsi pubblici, per donne con figli.

Inoltre :
“Ci proponiamo di valutare la corresponsione di un assegno per ogni figlio, anche per anni successivi a quello di nascita, secondo quanto già viene fatto in Francia, Germania e in altri paesi del Nord Europa.
Favorire i genitori con figli piccoli o con membri della famiglia bisognosi di cure nella conciliazione tra il ruolo familiare e di cura e il ruolo lavorativo, tramite l’accesso a forme di telelavoro e di elasticità dell’orario di lavoro.
Introdurre un voucher baby-sitter per servizi di cura dei bambini in caso di non uso di servizi di asilo nido.”

Anche in questo caso la donna è vista come mamma e anche in questo caso di competenze non si parla !!!

Infine nei programmi dei candidati Presidente
FEDERICO MONEGAGLIA, DE LAURENTIS, PAOLO PRIMON E FILIPPO CASTALDINI
non vi è alcun cenno al tema in questione.

AUGURI A TUTTE LE CANDIDATE E A TUTTE NOI

I BILANCI NON SONO MAI NEUTRI

Sono convinta che i bilanci e le risorse messe a disposizione nei bilanci pubblici non siano neutre e abbiano un impatto negativo o positivo sui diritti delle donne e sull’uguaglianza di genere.
Per esemplificare, se non ci sono risorse finalizzate alla flessibilità dei servizi pubblici o all’estensione degli stessi è chiaro che in quel Comune o in quel territorio il tema della conciliazione non è una priorità e non si favorisce ad esempio l’occupazione femminile.

Ciò premesso, mi pare davvero importante il DDL presentato a Roma il 25 settembre u.s. al Senato, per l’istituzione della Commissione parlamentare per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, prima firmataria la senatrice Donatella Conzatti.
La Commissione ha compiti d’indirizzo e di controllo sull’attuazione degli accordi internazionali e della legislazione nazionale relativi alla concreta applicazione della parità di genere, al fine di garantire l’uguaglianza tra i sessi e la realizzazione dei principi di cui agli articoli 3, 51 e 117 della Costituzione, dei Trattati istitutivi e della normativa dell’Unione Europea nonché degli accordi internazionali in materia.
Insomma una Commissione/filtro, che dovrebbe validare le varie proposte legislative prima del passaggio alle Commissioni e poi alle aule parlamentari, così come avviene per il vaglio di costituzionalità e per la copertura finanziaria dei vari provvedimenti.
Una Commissione, dunque, con un ruolo importante !!!

In occasione della presentazione del testo legislativo, il mio pensiero è andato ad uno degli ultimi atti della mia attività di consigliere provinciale, quando ho proposto, come prima firmataria, una Mozione per verificare l’efficacia dei provvedimenti legislativi adottati dal nostro Consiglio Provinciale.

Il Trentino è una Provincia con una buona legislazione in materia di politiche familiari, di assistenza e cura, di servizi socio educativi alla prima infanzia, di sostegno all’occupazione e alla imprenditorialità.
Un insieme di norme che tendono a favorire e sostenere la genitorialità, i giovani, le donne, i bambini e gli anziani.
In Trentino i servizi socio-educativi da 0 a 3 anni sono un diritto universale, il che significa che il servizio dovrebbe essere prima o poi gratuito o a un costo decisamente limitato e sostenuto dalla fiscalità generale.
Questa previsione, che è decisamente unica nel panorama nazionale, almeno fino ad oggi, è stata prevista, con un emendamento da me elaborato e sottoscritto, che ha modificato la legge provinciale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia.

Il testo così recita:
” La Provincia garantisce a tutte le bambine e a tutti i bambini il diritto a frequentare il nido d’infanzia, prioritariamente, o altro servizio del sistema dei servizi socio – educativi per la prima infanzia, da attivare secondo criteri di efficacia, efficienza e sostenibilità economica, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali.”

Purtroppo, a tutt’oggi, il costo degli asili nido permane alto ed il Servizio non è garantito, a condizioni uguali, su tutto il territorio provinciale.

Ritornando alla Mozione del luglio 2012 si chiedeva che un’indagine tecnica indicasse le cause che di fatto impediscono al Trentino di conseguire una condizione ottimale in tema di occupazione femminile e di conciliazione tra vita lavorativa e familiare, nonostante i molti interventi normativi approvati dal Consiglio Provinciale negli ultimi anni, che oltre a fissare i principi di riferimento hanno istituito diversi strumenti volti a garantire e realizzare l’occupazione femminile e la conciliazione dei tempi lavorativi e familiari.

L’indagine, in termini di partecipazione, è stata importante perché ha registrato la partecipazione di 170 Comuni, 15 Comunità di Valle, la Provincia stessa, 26 enti strumentali della Provincia e l’ Università ed il tasso di risposta complessivo del campione è stato dell’81%.

Le conclusioni dell’indagine confermano le iniziali impressioni sulla non completa corrispondenza tra le politiche adottate negli ultimi anni per favorire l’occupazione femminile e la conciliazione dei tempi familiari, e le azioni poi di fatto realizzate. Seppur a fronte di un sistema normativo provinciale di elevato livello, per la qualità e la ricchezza degli strumenti offerti, e di una condizione occupazionale pur sempre migliore rispetto alla media nazionale, nonché di una buona presenza dei servizi di conciliazione, si prende atto dell’esistenza di un quadro territoriale non ancora del tutto soddisfacente rispetto al quale molto ancora si deve fare affinché il sistema raggiunga i livelli ottimali desiderati.

Va, infine, detto che negli ultimi anni le cose non sono davvero migliorate e che l’indagine è rimasta “inascoltata” e non è stata utilizzata come base per una seria riflessione e per consentire di adottare i rimedi possibili, perché
le buone leggi vanno accompagnate dalle buone prassi !!!
E anche in Trentino si può fare di più!!!

OBIETTIVO PARITÀ “MANIFESTO MINIMO” STATI GENERALI DELLE DONNE

Ci rivolgiamo ai Partiti e Movimenti politici in prossimità dell’appuntamento elettorale per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Trento, evidenziando un tema quello della diseguaglianza di genere, che è cruciale per lo sviluppo della società, dell’economia e del territorio.

Le Nazioni Unite hanno definito la differenza tra il salario medio degli uomini e quello delle donne come: «Il più grande furto della storia». A livello globale, secondo i dati dell’Onu, il «gender pay gap» è del 23%: per ogni dollaro guadagnato dagli uomini, le donne prendono solo 77 centesimi. Un divario che, se non verranno adottate contro-misure adeguate, ci vorranno 70 anni per colmare.

«Non esiste un solo Paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini» ha detto Seth all’agenzia Efe commentando uno studio dell’Onu sul lavoro delle donne.

Scarica integralmente il Manifesto

Libertà di espressione e di critica

 

La scuola deve essere in grado di formare cittadini consapevoli dei propri doveri e dei propri diritti e deve altresì sviluppare il senso critico.
Secondo l’on Vanessa Cattoi l’insegnamento, invece, deve essere neutrale !!

In realtà la Scuola deve formare allo spirito critico che è la condizione per formare all’atteggiamento democratico.
L. Borghi, pedagogista, parlava della scuola come di una comunità di liberi dubitanti, dove vige uno spirito di discussione libera, aperta, tollerante, ricca un po’ su tutte le questioni. Sta poi all’onestà intellettuale dell’insegnante non imporre il proprio punto di vista ma sollecitare il confronto tra opinioni diverse per formare il proprio pensiero libero.

La neutralità dell’insegnamento rispetto alla Shoah o alla tragedia dei migranti non si riesce ad immaginarla. Narrare semplicemente che 6 milioni di ebrei sono stati eliminati nei forni crematori, senza condannarne lo sterminio non significa studiare o insegnare la storia. Il compito della Scuola è di formare alla democrazia e al rispetto dei diritti umani.

Certamente la vicenda della nave di soccorso Aquarius è complicata, perché si lega alle complesse vicende storiche del continente africano, ma su quella nave c’erano più di 600 persone che devono essere rispettate e non trattate come “merce” ed utilizzate per fini politici.

“Fare la voce grossa” sulla pelle di poveri disgraziati non è una cosa giusta.
Preoccupa che molti, troppi italiani, plaudano al braccio di ferro di Salvini.
Tutti costoro dovrebbero rendersi conto che Salvini ha utilizzato donne, bambini, uomini, come scudi contro l’Europa silente o assente.
Che il fine giustifichi i mezzi, non pare accettabile e soprattutto rappresenta un grave rischio per la democrazia.
Superare i limiti della pietà che pure dovrebbe esserci nei confronti di chi fugge dalle torture, dalle guerre, dalle miserie, significa entrare in quella “terra” dove prevale l’egoismo ben rappresentato dagli slogan di Salvini e Trump “Prima gli Italiani”
“America first and only America first”, dove prevale la volontà di sopraffazione verso chi è più debole, significa entrare nella “terra” dove i diritti universali vengono messi in discussione e dunque iniziare ad erodere la democrazia e la storia insegna che poi i nemici non sono più solamente gli stranieri, gli “altri”, ma chiunque non sia d’accordo.

Cara on. Cattoi la Sua volontà di censura verso la dirigente Scalfi e il Suo desiderio di un insegnamento neutrale che non sia in grado di distinguere “il grano dal loglio” è il primo passo per mettere in discussione la nostra democrazia.

Non è questo il modo democratico e civile di affrontare il problema. Risulta, infatti, che l’Italia potrebbe sollecitare un incontro urgente e porre la questione al tavolo europeo e chiedere il rispetto dei patti anche a quei Paesi come l’Ungheria o la Polonia che innalzano muri e poi, però, si avvalgono dei vantaggi di appartenere alla Comunità Europea. Ecco la “voce grossa” e “il braccio di ferro” vanno esercitati con chi se ne frega dei doveri derivanti dal partecipare alla UE, e non con i migranti disperati.

( testo sottoscritto da più di 70 e anche da me )

IL PROGRAMMA M5S/LEGA ALL’INSEGNA DELLE IMPARI OPPORTUNITÀ

Speriamo che in corso d’opera il programma di governo del prossimo esecutivo venga corretto.
Ritengo inaccettabile che relativamente alla Previdenza non si possano utilizzare i due anni di contributi figurativi accreditati durante la maternità, mentre invece rimangono validi i due anni per il servizio militare.
Sembra quasi che si dia più importanza alla “guerra” che alla continuazione della “specie”.
Dico questo in modo provocatorio, ritengo infatti che il servizio militare, come quello civile siano necessari e dunque ritengo altrettanto giusto riconoscerne ai fini previdenziali i periodi impiegati in tal modo.
Quello che mi pare, invece, non sostenibile è il non riconoscere l’altrettanto importante funzione sociale ed umana della procreazione e correggere in negativo importanti conquiste e riconoscimenti civili della maternità stessa.
L’alleanza politica che si sta preparando a governare il Paese pare affetta da miopia e insensibilità per quei temi che qualificano positivamente le democrazie avanzate e non considerare tra le priorità il superamento delle disuguaglianze anche a livello previdenziale, fa supporre che altri passi indietro verranno effettuati.
“Mala tempora currunt, sed peiora parantur”.

Parità formale, parità sostanziale?

 

ASSESSORATO PARI OPPORTUNITA’ MALE’

Sala Riunioni Comunità Valle di Sole

GIOVEDI’19 APRILE 2018 ore 20,30

PARITA’ FORMALE o PARITÀ SOSTANZIALE?

Illustrerò il mio manuale, scritto grazie allo stimolo di alcune amiche, che può essere d’aiuto a chi desidera intraprendere la carriera politica, ma che può essere utile a chiunque voglia riflettere sulla realtà culturale relativamente al livello di parità esistente in Italia e non solo.

SIETE TUTTI CORDIALMENTE INVITATI

Puoi leggere integralmente il manuale sul mio sito

 

Fatta la legge trovato l’inganno

Come si temeva, la legge elettorale che pareva volesse risolvere il gap di rappresentanza democratica, è stata utilizzata in maniera ingannevole.

Dunque la legge elettorale prevede che non più del 60% di candidati dello stesso sesso possa essere capolista, con l’obbligo di alternanza uomo – donna, inoltre anche i collegi uninominali devono rispettare la stessa proporzione. La legge prevede anche che possono esserci pluricandidature sul proporzionale in numero non superiore a 5.

Cosa hanno fatto i partiti? hanno utilizzato le candidature plurime soprattutto per le donne, in modo tale da lasciare poi il posto al secondo necessariamente uomo.

Risultato : in questa legislatura sono state elette meno donne.

in particolare alla Camera risultano elette 185 donne, pari al  29%, mentre nella precedente legislatura erano 198, al Senato invece il numero non risulta incrementato, erano 86 e 86, pari al 27%, sono risultate elette con un sistema elettorale che doveva promuoverne di più.

Insomma non bastano le leggi, serve la volontà di non aggirarle, anche da parte delle donne.

Buon 8 marzo!

Parità formale o parità sostanziale e in politica?

Parlando con Anna e accordandomi per l’intervento di oggi, mi ha suggerito di parlare anche dalla mia esperienza personale e di riassumere le 10 considerazioni contenute nel mio Vademecum per le candidate.

Dunque, posso elencare un po’ di ex, che riassumo in poche parole e scandisco in termini temporali di 20 anni:
ex studentessa : mi laureo e studio per circa 20 anni
ex insegnate : insegno per circa 20 anni
ex Sindaca, ex Presidente della mia Regione, ex Vicepresidente, con delega alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento : quindi faccio politica attiva per altri, circa 20 anni.
Per i prossimi 20 anni spero di potermi occupare di ciò che più mi piace :
– sono Presidente di una Cooperativa di Produzione/Lavoro che si occupa di formazione musicale di base e rappresento tutte le Scuole Musicali Trentine ( una realtà unica in Italia, quasi enti para- pubblici con circa 440 dipendenti.
– sono una vetero-femminista e sono socia di alcune associazioni femminili oltre ad essere membro del Comitato Scientifico degli Stati Generali delle Donne.

Questo in breve il mio CV
Mi è costato l’impegno politico? Ho sacrificato qualcosa? Ho rinunciato a qualcosa ?
Certo l’impegno politico al livello da me svolto è stato decisamente molto impegnativo,
ma ho sempre potuto contare sul sostegno della mia famiglia, delle mie figlie e su una buona organizzazione familiare. Essendo sempre stata una donna con un proprio lavoro ho sempre organizzato la vita familiare con gli adeguati aiuti domestici.
Ho certamente sacrificato parte della mia vita privata.
Ma al fine ne è valsa la pena !!!

Ho scritto questo breve manuale rivolto alle donne che desiderano intraprendere la
carriera politica.
Sono delle semplici considerazioni che forse possono essere utili, che riassumo all’interno di un ragionamento complessivo.

L’Italia, sotto il profilo formale, ha una legislazione civile e penale che non discrimina le donne anche se solo nel 1981 !!! è stata abrogata la rilevanza penale della causa d’onore nei casi di omicidio della donna infedele e il matrimonio riparatore, che estingueva il reato di stupro. Roba da Medioevo !

Dunque le leggi ci sono ma sono disattese ( nei colloqui di lavoro le domande personali sulle intenzioni di fare figli, di maritarsi, sono decisamente frequenti, le carriere femminili sono più difficili di quelle maschili, l’accesso al credito è più difficile per le donne che vogliono fare impresa e d’altronde la “Finanza di Relazione” favorisce gli
amici e siccome i cda sono in maggioranza di uomini i prestiti sono più facilmente erogati agli uomini, il gap salariale esiste in tutte le professioni )
LE NAZIONI UNITE DEFINISCONO IL GAP SALARIALE
“Il più grande furto della storia”

“Nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione, non vi sono distinzioni di aree, comparti, età o qualifiche. “Non esiste un solo paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini”.

(…)”Al ritmo attuale, avverte l’Onu, ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario salariale tra uomini e donne.”

Se invece volete fare un esperimento per verificare quando in Italia si raggiungerà la parità tra donne e uomini, cliccate sul sito del World Economic Forum e scoprirete che sarà raggiunta tra 169 anni !!!

Dunque le leggi non sono sufficienti !!! Serve una svolta culturale, uno shock culturale, ma ci vuole la consapevolezza che c’è un problema!!!

E molte donne pensano che sia sufficiente essere brave e preparate per riuscire, ma non è così!!!

Inoltre se a tutto ciò aggiungiamo che è avvenuta una rivoluzione silenziosa e cioè che la “mediocrazia ha preso il potere”, la situazione è ancora più complessa e pesa negativamente su ogni aspirazione.( in questo caso di uomini e donne )

Cos’è la mediocrazia? Lo spiega bene il filosofo canadese Alain Deneault, affermando che si è compiuta una rivoluzione silenziosa, che anestetizza la società e che spinge a non fare nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale.

Tutto deve essere standardizzato: la media diventa la norma, la mediocrità viene eletta a modello.

Il mediocre non è un incompetente, anzi deve essere un esperto, ma la sua competenza non devi mettere in discussione le basi ideologiche su cui si fonda il sistema e deve giocare il gioco, che significa accettare comportamenti informali, sottomettersi a regole non dichiarate e saper chiudere gli occhi.

“Giocare il gioco” vuol dire, ad esempio, non citare un determinato nome in un rapporto, essere generici su aspetti specifici, non menzionare altri.

E se ci fate caso questo in politica avviene costantemente.

Relativamente alla politica, sotto il profilo formale, abbiamo leggi elettorali che promuovono la presenza delle donne, per cercare di ridurre il gap di rappresentanza: le leggi elettorali, per i Comuni, per le Regioni e per il Parlamento nazionale ed Europeo prevedono la riserva di quote per il sesso meno rappresentato o la formazione delle liste a pettine o ancora la doppia preferenza di genere.

Poi però c’è sempre il modo di aggirare la legge “fatta la legge trovato l’inganno” e così avviene che la presenza di donne nelle assemblee elettive sia sproporzionata rispetto agli uomini e che nei posti che davvero contano ci siano più uomini che donne e i partiti promuovono di più gli uomini delle donne!!!

Eppure, è ormai certo e documentato che le società con una maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione, nel management hanno di solito performance migliori della media delle società con minori presenze femminili.

E se la presenza di più donne in economia è positiva, perché la politica non vuole utilizzare i talenti femminili?

Perché è una questione di potere e il “potere è maschile” è un “monopolio maschile” e servono le leggi anti-trust, anche se da sole non bastano, perché non sono giustiziabili, nel caso della politica.

Eppure consentire al “gruppo sociale” fino ad oggi escluso o marginale rispetto alla gestione del potere economico e politico è positivo, perché consente un rinnovamento, un punto di vista nuovo e innovativo rispetto al passato.

Interessanti le considerazioni di Alec Ross nel libro “Il nostro futuro”. Ross è stato consigliere del dipartimento di Stato per l’innovazione con Hillary Clinton e ora insegna alla Columbia gli University e alla Johns Hopkins.

” Tra i Paesi e i business più innovativi del mondo emerge un consenso culturale su come rafforzare nel modo migliore la propria risorsa più critica: la popolazione.

E non c’è maggiore indicatore di una cultura innovativa dell’emancipazione delle donne. La piena integrazione, economica e politica, delle donne è il passo più importante che un Paese o un’azienda possa compiere per incrementare la propria competitività.

Quelle società che non si liberano dell’eredità culturali negative riguardanti il trattamento delle donne annegheranno travolte dalla prossima ondata di innovazione.

I paesi più restrittivi del mondo si sono trovati esclusi dalle ondate di innovazione più recenti, e non saranno sede di future industrie e attività se non realizzeranno cambiamenti autentici. L’innovazione non si verifica in ambienti chiusi, e le imprese innovative continueranno a tenersi alla larga da Paesi che mantengono politiche di genere limitanti (…). Gli Stati e le società che si impegnano di più per le donne sono quelli che si troveranno nelle posizioni migliori per competere e affermarsi nell’industria del futuro.

Trattare bene le donne non è solo una cosa corretta da fare: a senso dal punto di vista economico. Le donne sono la metà della forza lavoro, o della potenziale forza lavoro, di ogni nazione. Essere un Paese florido e competitivo richiede l’accesso alla riserva di lavoratori con la mia migliore istruzione. Se un Paese si priva della metà della sua potenziale forza lavoro, si mette fuori gioco da solo. Paesi che stanno chiudendo il gap di genere sono competitivi; sono le nazioni del futuro che formano ragazze e ragazzi e fanno in modo che l’intera cittadinanza sia competente e preparata per l’economia globale.”

Interessante l’esito del voto di domenica 4 marzo, perché ha confermato la
convinzione di molte di noi e cioè che le donne che affrontano volentieri la competizione elettorale ci sono : le candidate erano molte grazie ad una legge che impone la presenza di non più del 60% di candidati dello stesso genere, nelle liste e nei collegi ed essendoci le liste bloccate, con la composizione a pettine è stato automatico registrare un incremento di donne candidate.
Certo i partiti hanno cercato di rifilare i collegi più a rischio alle donne, e giocando
sulle candidature plurime di donne capolista, che una volta elette consentiranno agli uomini, secondi in lista di essere eletti e chi ha fatto i calcoli giusti ha consentito di eleggere più uomini… ( certo che anche le donne non dovrebbero prestarsi a simili imbrogli )
Quindi le quote servono e servono partiti che giochino “pulito”. Comunque aspettiamo e speriamo che i miei timori siano eccessivi ( ancora non ci sono dati certi )
Ricordo quando nell’aula del Consiglio della mia Provincia o della Regione venivano affrontati i disegni di legge in materia elettorale e a fronte di ipotesi di doppia preferenza di genere ( che da noi a insaputa dei Consiglieri è stata introdotta ) la motivazione più abusata per opporsi ad ogni innovazione era la seguente :” Non ci sono donne che vogliono candidare ! Alle donne non interessa la politica ! ” ed altre amenità. Io stessa sono stata oggetto di inviti a starmene a casa a fare la calza, a offese pesanti, a cui ho sempre reagito!

E dunque 10 considerazioni che nascono dalla mia esperienza personale che possono essere utili a coloro le quali decidono di intraprendere la carriera politica.
Queste competenze necessarie nel ruolo si possono suddividere in tre ambiti:

Personale – Team – Sistema

BISOGNA innanzitutto

– Essere pronte. Ludovico Mortara, nel 1906, aveva emesso la sentenza a favore dell’ammissione delle donne nelle liste elettorali per le elezioni amministrative, eppure
nel giustificare la decisione precisa ebbe a dire che la sentenza non rispecchiava le sue personali convinzioni, incline a ritenere le donne non ancora pronte per esercitare il diritto di voto perché, per la maggior parte, impreparate a questa importante funzione.
Questo pensiero, che le donne non siano pronte non è completamente archiviata !!!

È interessante notare come l’esclusione delle donne dal diritto di voto fosse implicita. Infatti, a Statuto Albertino vigente, le donne erano escluse dal voto politico benché non esistesse alcuna norma che lo stabilisce espressamente. “Semmai dalla legislazione costituzionale ordinaria si ricavava allora il contrario : per l’art 24 dello Statuto del Regno ” Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro stato e grado sono eguali dinanzi alla legge. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici e sono ammissibili alle cariche civili e militari, salvo le eccezioni determinate dalla legge” e nessuna legge prevedeva il sesso come eccezione. Tant’è che talune Commissioni elettorali iscrissero alcune donne nelle liste elettorali, dando poi luogo ai ricorsi del Pubblico Ministero e a una serie di contrastanti sentenze.
La prima a riconoscere il voto politico alle donne fu pronunciata il 25 luglio 1906 dalla Corte di Appello di Ancona, presieduta dallo Ludovico Mortara che ne fu anche l’estensore; una sentenza importante per l’autorità di quest’ultimo uno dei più forti giuristi che vanti l’Italia. Inutile dire che altre Corti d’Appello negarono il diritto, così come pure la Suprema Corte di Cassazione romana, che per giustificare tale esclusione arrivo a negare tra i diritti politici il diritto di voto!!!

Visto che sono in questa sede, mi permettete di ricordare alcune brani del dibattito parlamentare, che si è protratto per decenni prima di giungere nel 1945 con il decreto luogotenenziale n. 23 all’attribuzione del diritto di elettorato passivo e attivo alle donne.
I moderati consideravano il diritto di voto alle donne pericoloso perché si immaginavano che avrebbe riprodotto quello del confessore, del padre o del marito, così da costituire un voto plurimo del capofamiglia. Si domandavano anche perché “trascinare nell’arena (politica )la donna, il cui ufficio è tutto pace affetti e carità.
( Bigaran)

Prima ancora nel 1880 va ricordata la relazione di G. Zanardelli, «l’uomo e la donna non sono chiamati allo stesso ufficio sociale, agli stessi diritti e doveri, agli stessi lavori, alle stesse cure e fatiche. (…) il suo posto è la famiglia, la sua vita è domestica, le sue caratteristiche sono gli affetti del cuore che non si convengono coi doveri della vita civile; la sua missione è di formare i cittadini patriotti, liberali; ed il domi mansit lanam fecit ( custodi la casa , filò la lana ) deve essere il motto più onorevole del suo programma; la forza della donna non è nei comizi, ma nell’impero del cuore e del sentimento sul freddo calcolo e sulla ragione crudele».

Certo sono passati davvero tanti anni più di un secolo, ma il nostro Paese è portatore di stereotipi legati al ruolo delle donne e dunque chi desidera partecipare alla vita pubblica deve tener conto del
clima culturale e dei pregiudizi ancora esistenti che sono duri a morire.
Essere pronte significa dunque avere questa consapevolezza e conoscere la storia delle conquiste femminili e sapere che molte ricerche sui leader donna hanno evidenziato che l’idea di una donna potente va contro le aspettative della maggior parte delle persone, poiché è considerato femminile avere un’indole calma, conciliante, materna e sicuramente non ambiziosa. Questa immagine decisamente convenzionale della donna espone dei leader al cosiddetto double-bind (doppio legame): le leader forti sono penalizzate perché non si comportano “come donne” E coloro che invece hanno tendenze opposte, e cercano di mostrare tratti più tipicamente femminili vengono penalizzate perché considerate deboli.
Vieni insomma da chiedersi quale sia il modello ideale di donna e speriamo che non sia la Lucia di manzoniana memoria che si rivolgeva al suo futuro sposo “senza alzargli però gli occhi in viso, e arrossendo, tutta”.

NATURALMENTE
BISOGNA
– Curare la propria comunicazione
E questa è la cosa più difficile

I social son un’arma a doppio taglio e bisogna saper controllare l’incontrollabile !!!
I media inseguono gli scandali e quindi vanno trovati i modi d’incontrare la gente e comunicare direttamente.

Anche la gestione del proprio tempo è complicata, non è semplice organizzare la propria vita privata e conciliarla con quella pubblica. È meglio non credersi una super donna e quindi farsi aiutare.
Ci vuole la consapevolezza che la vita amministrativa e politica è organizzata sui tempi maschili sono ancora troppo poche le donne per poter cambiare anche i tempi della politica.
Ci sono serate occupate domeniche , sabati e se si ha una famiglia e dei figli è molto difficile riuscire a conciliare.
La cosa che però bisogna saper fare e rispettare la propria famiglia e quindi ci sono appuntamenti importanti delle persone a noi vicine, dei propri figli o del proprio compagno a cui non si può mancare.

Anche la cura della propria immagine non va sottovalutata
L’abito fa il monaco.
Con questo non voglio affermare che vale più l’apparire che l’essere, ma è importante essere adeguate al ruolo e non ci si può far notare solo per la stravaganza del porsi.
Avere cura di sé è una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Ma oltre all’abbigliamento, che è un dettaglio, è importante saper trasmettere l’immagine di sé che se ritiene giusta, ma soprattutto serve una coerenza di fondo rispetto a quanto si afferma e i comportamenti che si assumono.

2) Team

– Scegliere il proprio team
Questa è la cosa più difficile. L’ideale è poter contare fin da subito, prima ancora di candidare su alcune persone che condividono la tua esperienza.
Bisogna fare attenzione a non farsi imporre i collaboratori, spesso le organizzazioni politiche con più storia, hanno un insieme di figure professionali magari anche brave che vogliono piazzare presso qualche personaggio politico e che si possono rivelare bravissime ma anche no.
La cosa più importante è non scegliersi un segretario o una segretaria che ha aspirazioni politiche, perché quella/o poi si rivelerà un vostro/a concorrente.
Quindi incarichi a tempo e verificabili.

– Fare squadra e saper gestire le relazioni con le persone che ti circondano.
La politica è condividere e fare insieme.
La questione è piuttosto complessa e dipende dal ruolo che si andrà a ricoprire, ma chi si trova in posizioni esecutive deve fare i conti con lo staff e il personale in forza presso le varie amministrazioni..
Molti neofiti della politica pensano di potersi avvalere dello spoils sistem in modo ampio ma non è così.
Certamente è possibile assumere persone di fiducia in numero limitato e solo in certe situazioni e in certi ruoli. Quindi bisogna fare i conti con il personale che si trova presso le Amministrazioni.
Il fare squadra significa condividere il proprio progetto politico amministrativo con chi deve lavorare con noi ed è molto importante conoscere le dinamiche interne alle varie amministrazioni, conoscere le problematicità e le aspettative di ognuno.
Il fare squadra realizzato anche con l’apporto del cosiddetto “pensiero laterale”, apprezzando i punti di vista alternativi per cercare le soluzioni più adeguate.
Il successo in politica non si raggiunge lavorando da soli e se si ha contro il sistema, inteso come burocrazia, non si va da nessuna parte.

3) Sistema

– Sapere affrontare il sistema politico
Candidare oggi non è una cosa semplice, la sfiducia dei cittadini verso i politici è altissima e lo è anche verso le istituzioni locali. Un po’ ovunque le istituzioni locali hanno perso gran parte della fiducia acquistata nel ciclo politico del 1994 /2006.
… Se se si decide di candidare è necessario conoscere bene le forze politiche : quali sono più inclini a promuovere le donne e quali meno. Ora le leggi elettorali aiutano decisamente le candidature femminili ma non è sufficiente candidare.
Candidare non è il raggiungimento dell’obiettivo, l’obiettivo è essere elette.

A proposito dei partiti , l’art. 49 della nostra Carta afferma : “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”
Manca, però, una legge ordinaria che disciplini la vita democratica dei partiti e la trasparenza delle forme di finanziamento.
Ed è questo il motivo che la modifica dell’articolo 67. della Costituzione quello che recita : “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.” mi sembra pericoloso di per sé, ma il combinato disposto del 49, senza regole, con il 67 mette a rischio la nostra democrazia.

Il divieto di mandato imperativo, che è presente in quasi tutti i sistemi costituzionali nei Paesi che hanno una democrazia cosiddetta rappresentativa: manca solo in Portogallo, a Panama, in Bangladesh e in India. E il motivo è presto detto: una forza politica rappresenta sempre gli interessi particolari di una parte dei cittadini (talvolta, inconsapevolmente, di pochi), e questi interessi possono non coincidere con il bene comune del Paese.

Dunque, nel caso fosse tolta la libertà di mandato ai Parlamentari e a fronte di partiti finanziati e governati in modo non trasparente e non democratico, noi con il nostro voto ci metteremmo in mano NON SI SA DI CHI.
Si potrebbe passere da una democrazia parlamentare, per quanto scalcinata, alla gestione PRIVATA, non sindacabile e nemmeno controllabile, della nostra DEMOCRAZIA.

Se si decide di candidare è necessario
– Conoscere le particolarità e le esigenze del territorio

Una cosa generale va detta. Qualunque sia il ruolo è importante farsi carico davvero degli impegni presi. Pur sapendo e dovendo delegare, bisogna seguire le varie questioni piccole e grandi che siano.
Avere a che fare con la macchina amministrativa della pubblica amministrazione, tranne rarissime eccezioni, significa spingere un treno che ha azionato il freno a mano o di emergenza.
La riforma che serve a questo nostro Paese è quella della pubblica amministrazione
L’Italia ha un numero imprecisato di legge se ne stimano circa 150.000 o 160.000 a cui vanno aggiunte le leggi regionali, i vari regolamenti dei dei vari Enti e delle Autorità esistenti. Un numero davvero incredibilmente faraonico, soprattutto se paragonato al numero delle leggi degli altri Paesi europei a cui vogliamo far riferimento : la Francia ha circa 7000 leggi, la Germania intorno alle 5.500, la Gran Bretagna ne conta poco più di 3000.
Una bella sforbiciata e dei Testi Unici ecco sarebbe un bel l’inizio per il nuovo Parlamento ( il coefficiente abrogativo ).

– Agire nell’interesse collettivo
Una democrazia sana deve essere capace di risolvere i problemi avendo presente qual è l’interesse collettivo.
Niente leggi ad personam, niente clientele, …

– Dulcis in fondo o In cauda venenum
Ultima considerazione. Ma se l’Italia non è un Paese per donne e se la politica è particolarmente misogina e comunque complicata e piena d’insidie, vale davvero la pena candidare, vale la pena metterci la faccia ed impegnarsi nella gestione della cosa pubblica.
Per prima cosa è un diritto / dovere gestire il bene comune e per seconda cosa per cambiare le cose bisogna almeno provarci e dunque esserci.

DOMANI SI VOTA

Questa breve campagna elettorale è finita e domani si vota
La cosa più bizzarra di questo appuntamento elettorale è che prima ancora di attendere il risultato, si pensa già a probabili prossime elezioni, perchè tutti affermano che la legge elettorale, essendo pessima, non consentirà di garantire a nessuno dei tre schieramenti di raggiungere la maggioranza parlamentare.

Ma chi lamenta ciò, sono gli stessi che la legge l’hanno approvata, però sembra non sia colpa di nessuno, quasi fosse stata approvata da entità sconosciute.

Mi chiedo se non vi sia un bel grado di incoscienza da parte di buona parte dell’attuale classe politica.

Ultima considerazione: la rappresentanza femminile.
La legge prevede che un genere non possa essere rappresentato da una percentuale non superiore al 60% e dunque molte sono le candidature femminili.
Però, fatta la legge, trovato l’inganno!!!
Dunque, temo che il Parlamento che uscirà dalle urne del 4 marzo, possa non avere il 40% di rappresentanti femminili, perché ho notato come le plurime candidature femminili, sulla quota parte proporzionale, siano davvero molte e poiché non si può essere elette che in un solo Collegio, lasceranno il posto agli uomini, che risultano secondi nei listini bloccati e che non candidano in tanti collegi come le donne.
Vorrei che questa mia preoccupazione fosse infondata e vorrei anche che non si verificasse il risultato incoerente di verder sedute in Parlamento meno donne di quante oggi non ve ne siano, pur in presenza di una legge che dovrebbe sortire il risultato opposto.

Senza vincolo di mandato – art 67 –

Di Maio, “capo politico” del M5S, ha annunciato la volontà di modificare l’art.49 della Costituzione, introducendo il vincolo di mandato per gli eletti, una norma contro i cambi di casacca.

L’articolo 67. della Costituzione recita : “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.”

La Costituzione afferma il divieto di mandato imperativo, che è presente in quasi tutti i sistemi costituzionali nei paesi che hanno una democrazia cosiddetta rappresentativa: manca solo in Portogallo, a Panama, in Bangladesh e in India. E il motivo è presto detto: una forza politica rappresenta sempre gli interessi particolari di una parte dei cittadini (talvolta, inconsapevolmente, di pochi), e questi interessi possono non coincidere con il bene comune del Paese.

La proposta dei 5 Stelle è particolarmente pericolosa se letta congiuntamente all’articolo 49 della nostra Carta, laddove afferma : “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

Peccato che manchi una legge ordinaria che disciplini la vita democratica dei partiti e la trasparenza delle forme di finanziamento.
Oggi infatti possono esserci partiti privi di regole democratiche che stabiliscono quali forme di partecipazione e di governo siano adottate e quali siano i finanziatori del partito stesso.
Tant’è che il M5S è gestito da una Società privata, che amministra le risorse, senza rendere conto ad alcuno e che può espellere i vari iscritti.

Dunque, nel caso fosse tolta la libertà di mandato ai Parlamentari e a fronte di partiti finanziati e governati in modo non trasparente e non democratico, noi con il nostro voto ci metteremmo in mano NON SI SA DI CHI e se vincesse il M5S, la maggioranza dei Parlamentari affiderebbe il proprio destino e il destino del nostro Paese alla Casaleggio& Associati.

Si passerebbe da una democrazia parlamentare, per quanto scalcinata, alla gestione
PRIVATA, non sindacabile e nemmeno controllabile, della nostra DEMOCRAZIA

Quindi nessuno tocchi l’art. 67 della Costituzione.