Parità formale o parità sostanziale e in politica?

Parlando con Anna e accordandomi per l’intervento di oggi, mi ha suggerito di parlare anche dalla mia esperienza personale e di riassumere le 10 considerazioni contenute nel mio Vademecum per le candidate.

Dunque, posso elencare un po’ di ex, che riassumo in poche parole e scandisco in termini temporali di 20 anni:
ex studentessa : mi laureo e studio per circa 20 anni
ex insegnate : insegno per circa 20 anni
ex Sindaca, ex Presidente della mia Regione, ex Vicepresidente, con delega alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento : quindi faccio politica attiva per altri, circa 20 anni.
Per i prossimi 20 anni spero di potermi occupare di ciò che più mi piace :
– sono Presidente di una Cooperativa di Produzione/Lavoro che si occupa di formazione musicale di base e rappresento tutte le Scuole Musicali Trentine ( una realtà unica in Italia, quasi enti para- pubblici con circa 440 dipendenti.
– sono una vetero-femminista e sono socia di alcune associazioni femminili oltre ad essere membro del Comitato Scientifico degli Stati Generali delle Donne.

Questo in breve il mio CV
Mi è costato l’impegno politico? Ho sacrificato qualcosa? Ho rinunciato a qualcosa ?
Certo l’impegno politico al livello da me svolto è stato decisamente molto impegnativo,
ma ho sempre potuto contare sul sostegno della mia famiglia, delle mie figlie e su una buona organizzazione familiare. Essendo sempre stata una donna con un proprio lavoro ho sempre organizzato la vita familiare con gli adeguati aiuti domestici.
Ho certamente sacrificato parte della mia vita privata.
Ma al fine ne è valsa la pena !!!

Ho scritto questo breve manuale rivolto alle donne che desiderano intraprendere la
carriera politica.
Sono delle semplici considerazioni che forse possono essere utili, che riassumo all’interno di un ragionamento complessivo.

L’Italia, sotto il profilo formale, ha una legislazione civile e penale che non discrimina le donne anche se solo nel 1981 !!! è stata abrogata la rilevanza penale della causa d’onore nei casi di omicidio della donna infedele e il matrimonio riparatore, che estingueva il reato di stupro. Roba da Medioevo !

Dunque le leggi ci sono ma sono disattese ( nei colloqui di lavoro le domande personali sulle intenzioni di fare figli, di maritarsi, sono decisamente frequenti, le carriere femminili sono più difficili di quelle maschili, l’accesso al credito è più difficile per le donne che vogliono fare impresa e d’altronde la “Finanza di Relazione” favorisce gli
amici e siccome i cda sono in maggioranza di uomini i prestiti sono più facilmente erogati agli uomini, il gap salariale esiste in tutte le professioni )
LE NAZIONI UNITE DEFINISCONO IL GAP SALARIALE
“Il più grande furto della storia”

“Nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione, non vi sono distinzioni di aree, comparti, età o qualifiche. “Non esiste un solo paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini”.

(…)”Al ritmo attuale, avverte l’Onu, ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario salariale tra uomini e donne.”

Se invece volete fare un esperimento per verificare quando in Italia si raggiungerà la parità tra donne e uomini, cliccate sul sito del World Economic Forum e scoprirete che sarà raggiunta tra 169 anni !!!

Dunque le leggi non sono sufficienti !!! Serve una svolta culturale, uno shock culturale, ma ci vuole la consapevolezza che c’è un problema!!!

E molte donne pensano che sia sufficiente essere brave e preparate per riuscire, ma non è così!!!

Inoltre se a tutto ciò aggiungiamo che è avvenuta una rivoluzione silenziosa e cioè che la “mediocrazia ha preso il potere”, la situazione è ancora più complessa e pesa negativamente su ogni aspirazione.( in questo caso di uomini e donne )

Cos’è la mediocrazia? Lo spiega bene il filosofo canadese Alain Deneault, affermando che si è compiuta una rivoluzione silenziosa, che anestetizza la società e che spinge a non fare nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale.

Tutto deve essere standardizzato: la media diventa la norma, la mediocrità viene eletta a modello.

Il mediocre non è un incompetente, anzi deve essere un esperto, ma la sua competenza non devi mettere in discussione le basi ideologiche su cui si fonda il sistema e deve giocare il gioco, che significa accettare comportamenti informali, sottomettersi a regole non dichiarate e saper chiudere gli occhi.

“Giocare il gioco” vuol dire, ad esempio, non citare un determinato nome in un rapporto, essere generici su aspetti specifici, non menzionare altri.

E se ci fate caso questo in politica avviene costantemente.

Relativamente alla politica, sotto il profilo formale, abbiamo leggi elettorali che promuovono la presenza delle donne, per cercare di ridurre il gap di rappresentanza: le leggi elettorali, per i Comuni, per le Regioni e per il Parlamento nazionale ed Europeo prevedono la riserva di quote per il sesso meno rappresentato o la formazione delle liste a pettine o ancora la doppia preferenza di genere.

Poi però c’è sempre il modo di aggirare la legge “fatta la legge trovato l’inganno” e così avviene che la presenza di donne nelle assemblee elettive sia sproporzionata rispetto agli uomini e che nei posti che davvero contano ci siano più uomini che donne e i partiti promuovono di più gli uomini delle donne!!!

Eppure, è ormai certo e documentato che le società con una maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione, nel management hanno di solito performance migliori della media delle società con minori presenze femminili.

E se la presenza di più donne in economia è positiva, perché la politica non vuole utilizzare i talenti femminili?

Perché è una questione di potere e il “potere è maschile” è un “monopolio maschile” e servono le leggi anti-trust, anche se da sole non bastano, perché non sono giustiziabili, nel caso della politica.

Eppure consentire al “gruppo sociale” fino ad oggi escluso o marginale rispetto alla gestione del potere economico e politico è positivo, perché consente un rinnovamento, un punto di vista nuovo e innovativo rispetto al passato.

Interessanti le considerazioni di Alec Ross nel libro “Il nostro futuro”. Ross è stato consigliere del dipartimento di Stato per l’innovazione con Hillary Clinton e ora insegna alla Columbia gli University e alla Johns Hopkins.

” Tra i Paesi e i business più innovativi del mondo emerge un consenso culturale su come rafforzare nel modo migliore la propria risorsa più critica: la popolazione.

E non c’è maggiore indicatore di una cultura innovativa dell’emancipazione delle donne. La piena integrazione, economica e politica, delle donne è il passo più importante che un Paese o un’azienda possa compiere per incrementare la propria competitività.

Quelle società che non si liberano dell’eredità culturali negative riguardanti il trattamento delle donne annegheranno travolte dalla prossima ondata di innovazione.

I paesi più restrittivi del mondo si sono trovati esclusi dalle ondate di innovazione più recenti, e non saranno sede di future industrie e attività se non realizzeranno cambiamenti autentici. L’innovazione non si verifica in ambienti chiusi, e le imprese innovative continueranno a tenersi alla larga da Paesi che mantengono politiche di genere limitanti (…). Gli Stati e le società che si impegnano di più per le donne sono quelli che si troveranno nelle posizioni migliori per competere e affermarsi nell’industria del futuro.

Trattare bene le donne non è solo una cosa corretta da fare: a senso dal punto di vista economico. Le donne sono la metà della forza lavoro, o della potenziale forza lavoro, di ogni nazione. Essere un Paese florido e competitivo richiede l’accesso alla riserva di lavoratori con la mia migliore istruzione. Se un Paese si priva della metà della sua potenziale forza lavoro, si mette fuori gioco da solo. Paesi che stanno chiudendo il gap di genere sono competitivi; sono le nazioni del futuro che formano ragazze e ragazzi e fanno in modo che l’intera cittadinanza sia competente e preparata per l’economia globale.”

Interessante l’esito del voto di domenica 4 marzo, perché ha confermato la
convinzione di molte di noi e cioè che le donne che affrontano volentieri la competizione elettorale ci sono : le candidate erano molte grazie ad una legge che impone la presenza di non più del 60% di candidati dello stesso genere, nelle liste e nei collegi ed essendoci le liste bloccate, con la composizione a pettine è stato automatico registrare un incremento di donne candidate.
Certo i partiti hanno cercato di rifilare i collegi più a rischio alle donne, e giocando
sulle candidature plurime di donne capolista, che una volta elette consentiranno agli uomini, secondi in lista di essere eletti e chi ha fatto i calcoli giusti ha consentito di eleggere più uomini… ( certo che anche le donne non dovrebbero prestarsi a simili imbrogli )
Quindi le quote servono e servono partiti che giochino “pulito”. Comunque aspettiamo e speriamo che i miei timori siano eccessivi ( ancora non ci sono dati certi )
Ricordo quando nell’aula del Consiglio della mia Provincia o della Regione venivano affrontati i disegni di legge in materia elettorale e a fronte di ipotesi di doppia preferenza di genere ( che da noi a insaputa dei Consiglieri è stata introdotta ) la motivazione più abusata per opporsi ad ogni innovazione era la seguente :” Non ci sono donne che vogliono candidare ! Alle donne non interessa la politica ! ” ed altre amenità. Io stessa sono stata oggetto di inviti a starmene a casa a fare la calza, a offese pesanti, a cui ho sempre reagito!

E dunque 10 considerazioni che nascono dalla mia esperienza personale che possono essere utili a coloro le quali decidono di intraprendere la carriera politica.
Queste competenze necessarie nel ruolo si possono suddividere in tre ambiti:

Personale – Team – Sistema

BISOGNA innanzitutto

– Essere pronte. Ludovico Mortara, nel 1906, aveva emesso la sentenza a favore dell’ammissione delle donne nelle liste elettorali per le elezioni amministrative, eppure
nel giustificare la decisione precisa ebbe a dire che la sentenza non rispecchiava le sue personali convinzioni, incline a ritenere le donne non ancora pronte per esercitare il diritto di voto perché, per la maggior parte, impreparate a questa importante funzione.
Questo pensiero, che le donne non siano pronte non è completamente archiviata !!!

È interessante notare come l’esclusione delle donne dal diritto di voto fosse implicita. Infatti, a Statuto Albertino vigente, le donne erano escluse dal voto politico benché non esistesse alcuna norma che lo stabilisce espressamente. “Semmai dalla legislazione costituzionale ordinaria si ricavava allora il contrario : per l’art 24 dello Statuto del Regno ” Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro stato e grado sono eguali dinanzi alla legge. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici e sono ammissibili alle cariche civili e militari, salvo le eccezioni determinate dalla legge” e nessuna legge prevedeva il sesso come eccezione. Tant’è che talune Commissioni elettorali iscrissero alcune donne nelle liste elettorali, dando poi luogo ai ricorsi del Pubblico Ministero e a una serie di contrastanti sentenze.
La prima a riconoscere il voto politico alle donne fu pronunciata il 25 luglio 1906 dalla Corte di Appello di Ancona, presieduta dallo Ludovico Mortara che ne fu anche l’estensore; una sentenza importante per l’autorità di quest’ultimo uno dei più forti giuristi che vanti l’Italia. Inutile dire che altre Corti d’Appello negarono il diritto, così come pure la Suprema Corte di Cassazione romana, che per giustificare tale esclusione arrivo a negare tra i diritti politici il diritto di voto!!!

Visto che sono in questa sede, mi permettete di ricordare alcune brani del dibattito parlamentare, che si è protratto per decenni prima di giungere nel 1945 con il decreto luogotenenziale n. 23 all’attribuzione del diritto di elettorato passivo e attivo alle donne.
I moderati consideravano il diritto di voto alle donne pericoloso perché si immaginavano che avrebbe riprodotto quello del confessore, del padre o del marito, così da costituire un voto plurimo del capofamiglia. Si domandavano anche perché “trascinare nell’arena (politica )la donna, il cui ufficio è tutto pace affetti e carità.
( Bigaran)

Prima ancora nel 1880 va ricordata la relazione di G. Zanardelli, «l’uomo e la donna non sono chiamati allo stesso ufficio sociale, agli stessi diritti e doveri, agli stessi lavori, alle stesse cure e fatiche. (…) il suo posto è la famiglia, la sua vita è domestica, le sue caratteristiche sono gli affetti del cuore che non si convengono coi doveri della vita civile; la sua missione è di formare i cittadini patriotti, liberali; ed il domi mansit lanam fecit ( custodi la casa , filò la lana ) deve essere il motto più onorevole del suo programma; la forza della donna non è nei comizi, ma nell’impero del cuore e del sentimento sul freddo calcolo e sulla ragione crudele».

Certo sono passati davvero tanti anni più di un secolo, ma il nostro Paese è portatore di stereotipi legati al ruolo delle donne e dunque chi desidera partecipare alla vita pubblica deve tener conto del
clima culturale e dei pregiudizi ancora esistenti che sono duri a morire.
Essere pronte significa dunque avere questa consapevolezza e conoscere la storia delle conquiste femminili e sapere che molte ricerche sui leader donna hanno evidenziato che l’idea di una donna potente va contro le aspettative della maggior parte delle persone, poiché è considerato femminile avere un’indole calma, conciliante, materna e sicuramente non ambiziosa. Questa immagine decisamente convenzionale della donna espone dei leader al cosiddetto double-bind (doppio legame): le leader forti sono penalizzate perché non si comportano “come donne” E coloro che invece hanno tendenze opposte, e cercano di mostrare tratti più tipicamente femminili vengono penalizzate perché considerate deboli.
Vieni insomma da chiedersi quale sia il modello ideale di donna e speriamo che non sia la Lucia di manzoniana memoria che si rivolgeva al suo futuro sposo “senza alzargli però gli occhi in viso, e arrossendo, tutta”.

NATURALMENTE
BISOGNA
– Curare la propria comunicazione
E questa è la cosa più difficile

I social son un’arma a doppio taglio e bisogna saper controllare l’incontrollabile !!!
I media inseguono gli scandali e quindi vanno trovati i modi d’incontrare la gente e comunicare direttamente.

Anche la gestione del proprio tempo è complicata, non è semplice organizzare la propria vita privata e conciliarla con quella pubblica. È meglio non credersi una super donna e quindi farsi aiutare.
Ci vuole la consapevolezza che la vita amministrativa e politica è organizzata sui tempi maschili sono ancora troppo poche le donne per poter cambiare anche i tempi della politica.
Ci sono serate occupate domeniche , sabati e se si ha una famiglia e dei figli è molto difficile riuscire a conciliare.
La cosa che però bisogna saper fare e rispettare la propria famiglia e quindi ci sono appuntamenti importanti delle persone a noi vicine, dei propri figli o del proprio compagno a cui non si può mancare.

Anche la cura della propria immagine non va sottovalutata
L’abito fa il monaco.
Con questo non voglio affermare che vale più l’apparire che l’essere, ma è importante essere adeguate al ruolo e non ci si può far notare solo per la stravaganza del porsi.
Avere cura di sé è una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Ma oltre all’abbigliamento, che è un dettaglio, è importante saper trasmettere l’immagine di sé che se ritiene giusta, ma soprattutto serve una coerenza di fondo rispetto a quanto si afferma e i comportamenti che si assumono.

2) Team

– Scegliere il proprio team
Questa è la cosa più difficile. L’ideale è poter contare fin da subito, prima ancora di candidare su alcune persone che condividono la tua esperienza.
Bisogna fare attenzione a non farsi imporre i collaboratori, spesso le organizzazioni politiche con più storia, hanno un insieme di figure professionali magari anche brave che vogliono piazzare presso qualche personaggio politico e che si possono rivelare bravissime ma anche no.
La cosa più importante è non scegliersi un segretario o una segretaria che ha aspirazioni politiche, perché quella/o poi si rivelerà un vostro/a concorrente.
Quindi incarichi a tempo e verificabili.

– Fare squadra e saper gestire le relazioni con le persone che ti circondano.
La politica è condividere e fare insieme.
La questione è piuttosto complessa e dipende dal ruolo che si andrà a ricoprire, ma chi si trova in posizioni esecutive deve fare i conti con lo staff e il personale in forza presso le varie amministrazioni..
Molti neofiti della politica pensano di potersi avvalere dello spoils sistem in modo ampio ma non è così.
Certamente è possibile assumere persone di fiducia in numero limitato e solo in certe situazioni e in certi ruoli. Quindi bisogna fare i conti con il personale che si trova presso le Amministrazioni.
Il fare squadra significa condividere il proprio progetto politico amministrativo con chi deve lavorare con noi ed è molto importante conoscere le dinamiche interne alle varie amministrazioni, conoscere le problematicità e le aspettative di ognuno.
Il fare squadra realizzato anche con l’apporto del cosiddetto “pensiero laterale”, apprezzando i punti di vista alternativi per cercare le soluzioni più adeguate.
Il successo in politica non si raggiunge lavorando da soli e se si ha contro il sistema, inteso come burocrazia, non si va da nessuna parte.

3) Sistema

– Sapere affrontare il sistema politico
Candidare oggi non è una cosa semplice, la sfiducia dei cittadini verso i politici è altissima e lo è anche verso le istituzioni locali. Un po’ ovunque le istituzioni locali hanno perso gran parte della fiducia acquistata nel ciclo politico del 1994 /2006.
… Se se si decide di candidare è necessario conoscere bene le forze politiche : quali sono più inclini a promuovere le donne e quali meno. Ora le leggi elettorali aiutano decisamente le candidature femminili ma non è sufficiente candidare.
Candidare non è il raggiungimento dell’obiettivo, l’obiettivo è essere elette.

A proposito dei partiti , l’art. 49 della nostra Carta afferma : “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”
Manca, però, una legge ordinaria che disciplini la vita democratica dei partiti e la trasparenza delle forme di finanziamento.
Ed è questo il motivo che la modifica dell’articolo 67. della Costituzione quello che recita : “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.” mi sembra pericoloso di per sé, ma il combinato disposto del 49, senza regole, con il 67 mette a rischio la nostra democrazia.

Il divieto di mandato imperativo, che è presente in quasi tutti i sistemi costituzionali nei Paesi che hanno una democrazia cosiddetta rappresentativa: manca solo in Portogallo, a Panama, in Bangladesh e in India. E il motivo è presto detto: una forza politica rappresenta sempre gli interessi particolari di una parte dei cittadini (talvolta, inconsapevolmente, di pochi), e questi interessi possono non coincidere con il bene comune del Paese.

Dunque, nel caso fosse tolta la libertà di mandato ai Parlamentari e a fronte di partiti finanziati e governati in modo non trasparente e non democratico, noi con il nostro voto ci metteremmo in mano NON SI SA DI CHI.
Si potrebbe passere da una democrazia parlamentare, per quanto scalcinata, alla gestione PRIVATA, non sindacabile e nemmeno controllabile, della nostra DEMOCRAZIA.

Se si decide di candidare è necessario
– Conoscere le particolarità e le esigenze del territorio

Una cosa generale va detta. Qualunque sia il ruolo è importante farsi carico davvero degli impegni presi. Pur sapendo e dovendo delegare, bisogna seguire le varie questioni piccole e grandi che siano.
Avere a che fare con la macchina amministrativa della pubblica amministrazione, tranne rarissime eccezioni, significa spingere un treno che ha azionato il freno a mano o di emergenza.
La riforma che serve a questo nostro Paese è quella della pubblica amministrazione
L’Italia ha un numero imprecisato di legge se ne stimano circa 150.000 o 160.000 a cui vanno aggiunte le leggi regionali, i vari regolamenti dei dei vari Enti e delle Autorità esistenti. Un numero davvero incredibilmente faraonico, soprattutto se paragonato al numero delle leggi degli altri Paesi europei a cui vogliamo far riferimento : la Francia ha circa 7000 leggi, la Germania intorno alle 5.500, la Gran Bretagna ne conta poco più di 3000.
Una bella sforbiciata e dei Testi Unici ecco sarebbe un bel l’inizio per il nuovo Parlamento ( il coefficiente abrogativo ).

– Agire nell’interesse collettivo
Una democrazia sana deve essere capace di risolvere i problemi avendo presente qual è l’interesse collettivo.
Niente leggi ad personam, niente clientele, …

– Dulcis in fondo o In cauda venenum
Ultima considerazione. Ma se l’Italia non è un Paese per donne e se la politica è particolarmente misogina e comunque complicata e piena d’insidie, vale davvero la pena candidare, vale la pena metterci la faccia ed impegnarsi nella gestione della cosa pubblica.
Per prima cosa è un diritto / dovere gestire il bene comune e per seconda cosa per cambiare le cose bisogna almeno provarci e dunque esserci.

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