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Diritti impari: il non senso della porta chiusa

TROPPI UOMINI OVUNQUE
 
Ancor oggi assistiamo alla negazione di diritti pari tra uomini e donne.
 
Ma cosa sono i diritti ? aldilà della definizione tecnica per cui I diritti sono un insieme di principi codificati allo scopo di fornire ai membri di una comunità regole oggettive  di comportamento su cui fondare una ordinata convivenza.
 
I DIRITTI sono una porta aperta che  ti concede di accedere a un’area,  una zona, 
in cui ti puoi curare, istruire, lavorare, avere una casa,  realizzare
te stesso, ma questa porta per le donne è spesso solo socchiusa, quando non è sbarrata del tutto.
 
Sarebbe utile che alle bambine venissi detto:” Guarda che tu sei donna e 
vivi in una società che è misogina e quindi dovrai impegnarti molto, più dei maschi per fare carriera, per essere pagata come gli uomini a parità di lavoro, per ottenere fiducia presso gli istituti di credito, per trovare uno spazio in politica, ad esempio.”
R.:
“Ma perché? Non ha senso !”
 
“Il non senso della porta chiusa” sta tutto nella storia.
 
Per millenni le donne non potevano accedere all’istruzione, non potevano disporre del proprio patrimonio, non potevano votare e solo recentemente,  nel 1874 le donne sono state ammesse all’Università e al Liceo, nel 1945 con il decreto luogotenenziale n. 23, le donne acquisiscono il diritto di voto attivo e passivo, nel 1950, viene sancita la parità fra lavoratrici e lavoratori, solo nel 1956 le donne sono ammesse alla carriera diplomatica, solo nel 1963 in Magistratura, solo nel 1968 viene abrogato dal codice penale il reato d’adulterio per la moglie, solo nel 1981 viene abrogata la rilevanza penale della causa d’onore nei casi d’omicidio della donna infedele e il matrimonio riparatore, che estingueva il reato di stupro ( roba da Medioevo, si poteva uccidere la moglie o stuprare una donna senza alcuna conseguenza penale ! ).
 
Considerate, inoltre, che il diritto di voto non era negato dalla legge, dallo statuto Albertino,  ma per negarlo si disse che il diritto di voto non era un diritto politico, vi era un’esclusione implicita, basata su un assurdo giuridico!
 
Insomma, per troppo tempo le donne sono state considerate inferiori agli uomini, oggi nessuno si fida a sostenere tesi così spericolate, ma di fatto le donne sono discriminate, pur essendo più istruite e con performance scolastiche più lusinghiere dei colleghi maschi, ma tutto questo è inversamente proporzionale 
alle carriere maschili sul lavoro e in politica.
 
Mi viene in mente la commedia di Aristofane 391 a.C. :”Le donne al Parlamento”, che relativamente al discredito della politica non si discosta dai giorni nostri. (il termine sarebbe stato più corretto con Assemblea dei cittadini, da cui le donne erano escluse )
Ekklesiazousai
 
Di fronte al perpetrarsi di scandali, furbizie ed alla ricerca dissennata di ogni sorta di funesta novità, le donne di Atene, capeggiate in segreto da Prassagora, moglie di un influente cittadino ateniese, ordiscono un piano per impossessarsi del potere, e risolvere tutti i problemi della vecchia città greca.
Introducendosi nel parlamento mascherate da uomini, con tanto di mantelli e barbe finte, fanno sì che Prassagora possa parlare ai cittadini, travestita anch’essa da oratore ateniese, allo scopo di proporre e far votare a maggioranza una proposta di legge che permetta alle donne di assumere il pieno controllo della città, sostituendosi completamente agli uomini in ogni sorta di attività.
Il piano riesce, e Prassagora assurge al ruolo di Comandante della città. In base ad un criterio rigorosamente democartico, vengono emanati gli editti che cambieranno radicalmente la vita di tutti i cittadini ateniesi. Ogni proprietà verrà messa in comune a disposizione della comunità: case, vestiti, cibo, terra, ricchezze…

Alcuni cittadini all’inizio opporranno qualche resistenza, soprattutto in merito alla cessione dei propri beni personali alla Comunità.
La situazione però si complica, poichè Prassagora, oltre al resto, vuole mettere in comune anche le donne e gli uomini più belli di Atene, affinchè non ci siano più discriminazioni antidemocratiche tra belli e brutti, giovani e … vecchi…

 
Posto che i Greci escludevano le donne dal potere, c’è però in questa commedia di Aristofane l’idea del “gruppo escluso” (altri vedono i principi del comunismo e del femminismo).
 
E cioè, le donne sono un gruppo sociale o meglio quella gran parte della società che di fatto è esclusa dalla gestione del potere economico e finanziario.
Come avviene in ogni società, e mi riferisco alle aziende in senso ampio, quando investono sulla diversity e cioè inseriscono nei cda o nel management : giovani, donne, appartenenti ad etnie diverse o addirittura s’inseriscono persone che rappresentano il cosiddetto “pensiero laterale” (che prevede un approccio particolare, ovvero l’osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede la concentrazione su una soluzione diretta al problema,   per intenderci, una soluzione diretta prevede il ricorso alla logica sequenziale, risolvendo il problema partendo dalle considerazioni che sembrano più ovvie, il pensiero laterale se ne discosta e cerca punti di vista alternativi per cercare la soluzione.) registrano performance migliori.

Quindi, fino ad oggi il governo del mondo, possiamo a buon diritto esprimerci così, è stato ed è in mano agli uomini e ciò che hanno fatto è evidente e con un minimo di ironia si può affermare che ci sono ampi margini di miglioramento. E dunque sarebbe utile ed interessante che lasciassero provare al “gruppo escluso” di svolgere la propria parte !

L’ONU ha definito il gap salariale esistente tra uomini e donne, come il più grande furto della storia, frase pronunciata dalla consigliera dell’Onu per le donne Anuradha Seth, sempre secondo il Rapporto dell’ONU, in assenza di azioni forti, ci vorranno oltre 70 anni per colmarlo.

Tanti i fattori. Dalla minore partecipazione al mercato del lavoro:  alla mancata retribuzione per il lavoro domestico, dalla discriminazione, alla sottovalutazione del lavoro delle donne. E il gap salariale si acuisce con l’età e in presenza di figli. Secondo le stime, ad ogni nascita le donne perdono in media il 4% del loro stipendio rispetto a un uomo, i padri invece vedono il loro reddito crescere del 6%. 

L’economia è nelle mani degli uomini, a capo delle grandi o piccole banche ci sono uomini, tranne eccezioni come la Presidente del Fondo monetario Christine Lagarde o Janet Yellen governatrice della Federal Reserve, che attuano una politica in linea con i predecessori.
 

Il divario di genere si allarga così, secondo il Wef, oltre il 30%. Una situazione inaccettabile perché dal 2006 l’Italia ha dovuto recepire, tramite il decreto legislativo 198, una direttiva europea su pari opportunità e pari trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione. L’ennesima norma rimasta lettera morta nel Paese reale. Per fare un semplice paragone, l’Islanda è il primo Paese, non solo ad aver recepito la legge, ma anche ad averla attuata ed oggi in Islanda è annullato il gender gap salariale ( È scattata infatti la legge che impone a istituzioni pubbliche e private, aziende, banche e a qualsiasi datore di lavoro con piú di 25 dipendenti di assicurare pari retribuzione alle donne a pari qualifica con gli uomini, pena una sanzione.)

Quello che è certo è che il divario di genere è anche fonte di un freno al Prodotto interno lordo. E il discorso vale per l’Italia come per il resto d’Europa e del mondo. Anche dalla riduzione di quel divario passa la crescita economica di un Paese. Già tre anni fa, uno studio di Goldman Sachs calcolava che riuscire a colmare il gender gap avrebbe comportato un aumento medio del Pil pari al 13%. Negli Stati, in particolare nordeuropei, dove la strada verso la parità è già ben avviata, la crescita prevedibile sarebbe più ridotta. Ma per gli Stati, come l’Italia, dove più ampio è il divario uomo/donna nel mondo del lavoro, l’incremento potrebbe arrivare al 22%.
 
Se l’economia è nelle mani degli uomini, la POLITICA non è da meno:
è sufficiente uno sguardo ai dati delle donne in politica a livello internazionale per averne la conferma.
Ci sono 196 stati sovrani riconosciuti e solo 15 hanno donne o capo di governo o Presidenti.
La presenza delle donne nelle Assemblee Elettive è insufficiente a far registrare un sensibile cambio di passo delle politiche messe in campo, anche perché nei posti chiave c’è sempre un uomo, ma soprattutto perché nel nostro Paese, la Politica rimane dominata da logiche maschili.
 
Esiste “uno squilibrio (…) nella presenza dei due sessi nelle assemblee rappresentative, a sfavore delle donne. Squilibrio riconducibile sia al permanere degli effetti storici del periodo nel quale alle donne erano negati o limitati i diritti politici, sia al permanere, tuttora, di ben noti ostacoli di ordine economico, sociale e di costume suscettibili di impedirne una effettiva partecipazione all’organizzazione politica del Paese.(sentenza della Corte Costituzionale n. 49 del 2003)”
 

 Le parlamentari, in Italia, sono il 35% del totale, un record storico raggiunto con la legislatura corrente, ma solo con una percentuale del 28% di donne Ministro. Questo numero vale al nostro paese un posto poco sopra la metà della classifica – 11esima posizione su 28 – nel confronto con gli altri stati membri dell’Unione europea. Da notare, però, che le posizioni successive della classifica si distaccano per un soffio dal risultato italiano (in Regno Unito e Lussemburgo la quota di donne in parlamento è rispettivamente del 29 e 28%). Il primo posto spetta alla camera svedese (44%), mentre all’ultimo troviamo l’Ungheria, con solo una parlamentare donna su 10. Tra i grandi paesi, fanno meglio di noi la Spagna (43%) e la Germania (36%) e peggio il Regno Unito (29%), la Polonia (27%) e la Francia (26%).

Ultima questione che vorrei trattare.

Siamo una società MERITOCRATICA ?

Davvero vale il merito ? In politica assolutamente no e nemmeno negli altri settori.

A tal proposito risulta davvero  interessante l’analisi del filosofo canadese Alain Deneault contenuta nel libro “La Mediocratie” “La Mediocrazia”.

 
Con una silenziosa “rivoluzione anestetizzante» i mediocri sono riusciti a imporsi e a dettare “le regole del gioco”.
 
Essere mediocri, spiega Deneault, non vuol dire essere incompetenti. Anzi, è vero il contrario. Il sistema incoraggia l’ascesa di individui mediamente competenti a discapito dei supercompetenti e degli incompetenti. Questi ultimi per ovvi motivi (sono inefficienti), i primi perché rischiano di mettere in discussione il sistema e le sue convenzioni. Ma comunque, il mediocre deve essere un esperto. Deve avere una competenza utile ma che non metta in discussione i fondamenti ideologici del sistema e deve “Giocare il gioco”, che significa accettare i comportamenti informali, sottomettersi a regole non dichiarate è saper chiudere gli occhi. Lo spirito critico deve essere limitato e ristretto all’interno di specifici confini perché se così non fosse potrebbe rappresentare un pericolo.
 
All’origine della mediocrità c’è – secondo Deneault – la morte stessa della politica, sostituita dalla “governance”, l’azione politica è ridotta alla gestione, a ciò che nei manuali di management viene chiamato “problem solving”. Cioé alla ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa pubblicamente e con il declassamento dei DIRITTI in BISOGNI che possono trovare risposte dal MERCATO e non dallo STATO.
 
La “MEDIOCRAZIA” trova la sua declinazione nel Conformismo.
 
 Dopo gli anni della contestazione del ’68” siamo dunque giunti alla convinzione che serve un Riformismo di facciata e che è meglio non sconvolgere l’ordine costituito  «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». ( Tancredi )
 
In politica la mediocrazia è una regola non scritta ma decisamente effettiva. 
“Giocare il gioco” in politica significa, ad esempio, non citare un determinato nome, essere generici su aspetti specifici, assumere comportamenti che segnano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o verso una specifica cordata o  disconoscere i meriti degli avversari !
Eppure il valorizzare il merito tornerebbe a vantaggio dei migliori e delle migliori idee e su un campo neutro le donne avrebbero le stesse chances degli uomini, ma quando il campo è “drogato” vincono i più tattici e i mediocri.
 
Rompere gli schemi e andare contro corrente, impone di avere coraggio e non vale affermare che “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare’.
Noi dobbiamo avere il coraggio di cambiare !
Per concludere 
– l’economia trarrebbe grande miglioramento da un tasso di occupazione femminile pari a quello maschile
– la Politica potrebbe solo migliorare con un riequilibrio della Rappresentanza a tutti i livelli
– il sistema bancario, con un ingresso consistente delle donne nei cda, smetterebbe di praticare quella disastrosa “Finanza di Relazione” che concede prestiti non in base alla bontà dei progetti di investimento, ma in base alle amicizie e alle “buone relazioni”
 
BISOGNA DUNQUE ESSERCI, MA PER ESSERCI BISOGNA AVERE IDEE, CAPACITÀ DI FARE SQUADRA, BISOGNA CONOSCERE IL MONDO CHE SI VUOLE CONQUISTARE, BISOGNA ESSERE INFORMATE E PARTECIPARE.

Il programma del 25 gennaio a Matera

Scarica Programma pdf

100 Donne che raccontano come cambiare in positivo il nostro Paese da Nord a Sud.

Donne che parlano di Politica, Democrazia, Patrimonio Culturale, Turismo, Salute, Smart Cities, Food & Environment, made in italy, ma anche di come accedere ai fondi per far crescere le startup.

Donne che diventano donne di governo, Margherita Cogo, Comitato Scientifico Stati Generali delle donne,

– Donne e politica, il caso del sud, Maria Teresa Lippiello, Comitato Scientifico Stati Generali delle donne,

– Donne e pubblica amministrazione, Daniela Carlà, dirigente generale della pubblica amministrazione, “Democrazia Paritaria: a che punto siamo?”

– Donne e vittime di tratta, Michelangela Barba, “La tratta dimenticata, nuove frontiere di intervento”

– Donne e scienza

– Donne, immigrazione, integrazione, Miguelina Baldera, Uniendo Raices, Aosta

– Donne, politica e potere,Francesca Pontani,coordinatrice degli Stati Generali delle Donne di Monza e Brianza

– Donne e pensioni, Lucia Rispoli, Movimento Opzione Donna, Roma

– Donne e leadership, “Perché le donne non possono avere tutto. Riflessioni sulla leadership femminile” Melina Martello, psicologa, Comitato Scientifico degli Stati Generali delle Donne,

– Donne e Ambienti di lavoro sani e sicuri, Maria Concetta Cefalù Formatore salute e sicurezza lavoro Esperta ind. Comm.Europea e Media partner dell’EU-OSHA

– Donne e nuove tecnologie, Mariuccia Teroni, Founder & Chair di FacilityLive

Il digitale è amico delle donne”

– Donne digitali, Carmen Russo, Fab Lab Catania, Coordinatrice degli Stati Generali delle Donne della Sicilia, “ Cambiare paradigma: il potere della conoscenza”in collegamento da Catania

Donne e libere professioni, Federica De Pasquale, Confassociazioni, Roma

Donne e Radio TV, Oreste Lo Pomo Caporedattore RAI3 Basilicata, Rossella Tosto, Direttrice TRM Matera, Marilina Notargiacomo, La Nuova Basilicata TV Maria Teresa Lamberti, invitata

– Donne e giornalismo, Marta Ajò, giornalista, scrittrice, “Il portale delle donne”

– Donne, Comunicazione nei Media e Social Media, Ketty Carraffa, giornalista

– Donne e magistratura. “Disuguaglianze di genere in magistratura”,Carla Marina Lendaro, magistrata, presidente ADMI Associazione Donne Magistrato Italiane.

L’autonomia scolastica e lo stato moderno

In uno Stato moderno e civile vi sono alcuni principi che vanno
rispettati quali ad esempio la divisione dei 3 poteri:  legislativo,
esecutivo,  giudiziario, teorizzata da
Montesquieu o l’indipendenza tra Stato e Chiesa. Montalembert ha
coniato la frase: Libera Chiesa in libero Stato.
Dante teorizzava l’indipendenza del potere politico da quello
ecclesiastico : l’uno doveva  curarsi della felicità terrena, l’altro
di quella celeste, come due Soli autonomi ed indipendenti.
Anche scienza  e politica sono due poteri che devono essere autonomi e
indipendenti l’uno dall’altro.

Quando questi principi vengono messi in discussione e si confondono
tra loro, succedono disastri.
È sufficiente pensare a Galileo Galilei,  il padre della scienza
moderna e del metodo scientifico, basato sull’osservazione oggettiva
della realtà.
Processato dalla Chiesa di Roma, cercò di spiegare da cattolico la
teoria eliocentrica prima di essere costretto ad abiurare.
Il non rispetto  dell’indipendenza dei poteri dello Stato liberale ha
avuto conseguenze drammatiche nei tempi passati : il giacobinismo, il
centralismo democratico del comunismo, lo stato autoritario, che
riunisce tutti i poteri nel capo o führer o leader che dir si voglia.
Anche Scienza e Politica debbono avere sfere d’influenza autonome.
La Politica deve favorire la Scienza investendo su ricerca ed
innovazione, senza condizionarla, men che meno può la Politica pensare
di censurare la Scienza se il campo d’indagine viene svolto secondo le
regole deontologiche e del rispetto dei diritti umani nazionali e
internazionali.
Ultimamente invece la Politica pensa di saperne di più degli
scienziati ed allora mette in discussione i vaccini ad esempio o cerca
d’imporre il metodo “stamina”, quante mozioni o pronunciamenti della
politica hanno cavalcato le più avventurose campagne
pseudo-scientifiche, pur di conquistarsi una manciata di voti?
Ma ciò che danneggia maggiormente è il vizio di intervenire ad ogni
piè sospinto in quella che è la fucina della Scienza e cioè la Scuola.
Tutte le forze politiche si sono cimentate in questo esercizio.
La Scuola gode dal 2000 di autonomia amministrativa, didattica e
organizzativa nel rispetto delle norme generali sull’istruzione
emanate dallo Stato, ma soprattutto  esiste l’articolo 33 della
Costituzione che afferma:”L’arte e la scienza sono libere e libero ne
è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali
sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e
gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti
di educazione, senza oneri per lo Stato.”
Articolo questo largamente disatteso da destra, da sinistra e dal
centro, le Scuole private ottengono infatti notevoli risorse dall’Ente
pubblico:  Stato, Regioni e a volte anche Comuni.
Destra, Sinistra e Centro si sono poi ampiamente esercitate nel
riscrivere o correggere i programmi scolastici, in maniera
pleonastica, a volte, solo per poter certificare la loro esistenza, mi
riferisco alle leggine in cui si sosteneva la necessità di insegnare
la storia locale.
Leggi inutili perché da sempre si parte dal locale e dal vissuto per
poi estendere la conoscenza al lontano da sé.
Leggi incostituzionali perché la libertà d’insegnamento non può essere
compressa o condizionata politicamente.
Per non parlare delle continue riforme del sistema dell’istruzione e
della formazione che avrebbero dovuto accorciare i tempi della
formazione, per competere con il resto del mondo. Il risultato è sotto
gli occhi di tutti, per ottenere una laurea magistrale ci si mette un
anno di più rispetto al sistema precedente ! Chapeau !

Il dibattito attuale sulla verifica dei progetti cosiddetti “gender”,
ma che hanno il semplice obiettivo di superare i pregiudizi e gli
stereotipi di genere, che danneggiano soprattutto le donne, è il
frutto anch’esso dell’intromissione della politica nella scuola.

Insomma vista la piega che ha preso la Politica di voler
strumentalizzare anche la Scuola è meglio che la politica faccia un
passo di lato e istituisca un’Autorità indipendente, nominata ad
esempio dall’Università , dagli Istituti di Ricerca e così oggi non
dovremmo assistere a conflitti reazionari, che si trasformano in atti
censori in relazione al video dell’Altalena, ad esempio.
Una riflessione “L’Altalena” lo merita, perché non c’è dubbio che le
affermazioni della Rossato sull’occupazione dei parchi gioco da parte
dei figli degli immigrati, con il corollario che la Consigliera non
legge “libri”, meritavano una risposta, che la Politica non ha dato,
al di là delle sterili polemiche.
La realizzazione del video contiene un messaggio bello, necessario in
un clima brutto anche in Trentino e la volontà indagatoria e speriamo
non censoria da parte della Politica, rientra nel vizio di
condizionare la Conoscenza.

Personalmente, quando ero ancora una docente della scuola statale,
vedevo con preoccupazione la provincializzazione della Scuola
trentina, perché troppo vicina e condizionabile dal potere Politico e
il timore si è manifestato reale e nocivo e quindi verrebbe da dire
“Giù tutte le mani, di destra, sinistra e centro, dalla Scuola
pubblica”.

CONFRONTO DEI PROGRAMMI ELETTORALI DEI CANDIDATI PRESIDENTE

 

I programmi sono stati analizzati solo relativamente alla “questione femminile”, considerando una priorità cercare di ridurre il gap esistente tra uomini e donne in campo economico ed istituzionale, infatti gli indicatori economici e di salute elaborati del Gender Gap Index parlano chiaro. La differenza di possibilità tra uomini e donne su partecipazione e opportunità economiche, porta l’Italia in coda alla classifica: al 118esimo posto su 144 nazioni esaminate. Tra le principali cause il calo dell’uguaglianza salariale e la diminuizione delle donne in ruoli ministeriali. E scendiamo ancora più giù, al 123esimo posto, se si analizzano le condizioni di salute e i tassi di mortalità.
Leggi fatte, ma rimaste lettera morta
Il divario di genere si allarga così, secondo il Wef, oltre il 30%. È per la prima volta dal 2014. Una situazione inaccettabile perché dal 2006 l’Italia ha dovuto recepire, tramite il decreto legislativo 198, una direttiva europea su pari opportunità e pari trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione. L’ennesima norma rimasta lettera morta nel Paese reale.

Con l’ottica e la convinzione che un programma elettorale debba evidenziare le criticità e i punti di forza di una Comunità e ipotizzare delle soluzioni, sono stati letti i programmi elettorali e poiché non appare, quasi ovunque, né un gap salariale e nemmeno una discriminazione per l’accesso al credito, per i ruoli apicali così nel pubblico come nel privato e nemmeno un gap a di rappresentanza nelle istituzioni e nei ruoli “di potere”, sembra che il Trentino, almeno per i candidati Presidente, abbia risolto completamente il divario di genere.

Ed allora ecco come i programmi affrontano, seppur in maniera parziale i temi riguardanti il mondo femminile, che sono la cartina tornasole per misurare il benessere di una Comunità.

FERRUCCIO CHENETTI ( pag. 17 )

Da un candidato Presidente, a capo di una lista delle Minoranze linguistiche : Moviment Ladin De Fascia, che deve difendere l’esistenza e promuovere la valorizzazione di una Comunità ancorata al passato, non ti aspetteresti una decisa promozione del ruolo delle donne ed invece c’è un paragrafo con un bel titolo :”Le donne come risorsa” e così recita:
“L’ obiettivo principale che dobbiamo porci a livello politico è il raggiungimento delle pari opportunità tra uomini e donne. Per conseguire e rendere concreto questo obiettivo sarà necessario incentivare nuove e maggiori politiche di sostegno verso il mondo femminile su più livelli.
Prima di tutto è indispensabile un impegno maggiore per favorire l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro; come é necessario creare facilitazioni di ordine finanziario e di tipo organizzativo per favorire l’ imprenditoria femminile, O a prevalente presenza femminile.
Bisogna inoltre favorire orari flessibili, il telelavoro, avere asili nido nei posti di lavoro, sviluppare servizi di sostegno all’infanzia, creare una rete di azioni affinché le donne non siano costrette a scegliere tra il lavoro e la famiglia.
Un secondo livello è quello delle norme positive che consentano alle donne di assumere sempre più ruoli decisionali importanti nel contesto pubblico e privato della nostra terra e qui dovremo impegnarci prima di tutto per modificare la cultura e le scelte in direzione delle pari opportunità, ma anche per introdurre strumenti legislativi che rendano effettiva la piena partecipazione nelle rappresentanze politiche, istituzionali e amministrativi delle donne.”

Perfetto nulla da aggiungere !!!

MAURO OTTOBRE ( pag. 16 )

Questo è l’unico programma che affronta il tema della violenza di genere.
La nostra Provincia non è affatto immune da questo fenomeno e “chiudere gli occhi” non aiuta ad affrontare e arginare questo dramma, quando non sconfina nella tragedia.

Nel programma sono presenti due paragrafi che riguardano la questione femminile:
e sotto il titolo :”Pari Opportunità” si affronta il tema delle differenze salariali e del gap nelle carriere sia pubbliche come private e si ipotizza una “task force che in 3 mesi analizzerà tutti gli stipendi, di uffici e partecipate, e le mansioni e proporrà un adeguamento immediato di quelli reputati iniqui.”
Sotto il titolo :” Iniziative a contrasto della violenza di genere” si legge:
“Particolare attenzione sarà rivolta verso le situazioni di disagio e violenza di genere con l’apertura, in tutto il territorio provinciale, di sportelli di supporto psicologico ed orientamento giuridico per le donne vittime di violenza in costante collaborazione con le associazioni e gli enti che si occupano dell’argomento.”

VALER ( pag.4 )

Nel programma dell’unica candidata Presidente donna della “questione femminile” non si fa alcun cenno.
Le uniche questioni enunciate che possono far pensare anche alle donne riguarda un titolo
– “volontà di ridurre con tutti i mezzi possibili le disuguaglianze e garantire pari opportunità”
– “investire nella scuola pubblica dalla prima infanzia fino all’università”
Senza nulla specificare in termini di costi o di come si possano garantire le pari opportunità.

Nei restanti programmi o non si fa alcun cenno alla cosiddetta “questione femminile o
la donna viene concepita più come madre, e non si affronta il tema della valorizzazione delle competenze femminili, della necessità di promuovere le carriere femminili, di nominare più donne nei vari cda delle società controllate o partecipate dagli Enti pubblici, e di avere Assemblee elettive ed Esecutivi ( Giunte Comunali e la stessa Giunta Provinciale ) equilibrati sotto il profilo del genere.

TONINI ( pag. 7 )

Il programma sotto il titolo:
“Famiglie, persone, comunità”
afferma:
“Ci daremo un piano a sostegno della ripresa delle nascite, cominciando ad esempio con l’integrazione di asili nido e scuola materna in un sistema 0-6 in modo da favorire economie di scala e dunque anche un accesso generalizzato ai nidi, con orari flessibili e costi più bassi per le famiglie.”
Ma il passaggio più interessante riguarda la politica di pari opportunità laddove afferma che “vogliamo inclusiva e non circoscritta alle pure importanti questioni di genere”.

Quasi a dire che non esiste un problema reale ed economico della non valorizzazione delle competenze femminili. E sarebbe importante capire se il sostegno alla ripresa delle nascite passi attraverso la “Fecondazione coatta” piuttosto che dall’aumento dell’occupazione femminile e dal costo 0 degli asili nido.
Da un Candidato Presidente del PD, pur a capo di una coalizione, ci si aspetterebbe di più!!!

UGO ROSSI ( pag.42 )

Anche in questo programma la donna viene concepita più come madre, tranne il cenno alla promozione dell’imprenditoria femminile
Nell’indice non compare un riferimento specifico alle donne, ma nel capitolo
“Economia” compare la misura :”promozione dell’imprenditoria femminile, attraverso il rafforzamento delle politiche di conciliazione” e nel capitolo
“Famiglia” la misura : “potenziamento delle politiche a sostegno della natalità, attraverso interventi a favore delle mamme lavoratrici, tra cui il rafforzamento delle misure volte a favorire realmente la conciliazione famiglia-lavoro e il finanziamento di nuovi asili nido e/o servizi equivalenti(…), al fine di garantire una copertura del 100% dei servizi per la prima infanzia da 0 a 3 anni”.

.
Degasperi ( pag.31 )

Nel programma si legge che “si procederà all’azzeramento del sistema degli enti privati sia nell’ambito della fascia 0-6 anni (…)
Senza però prevedere come, con quali tempi e quali risorse si pensa di agire.
Azzerare il privato esistente senza sostituirlo con il pubblico significa arretrare nella rete dei servizi socio-educativi
Sotto il titolo Welfare si legge “(…) è prioritaria una politica sociale fondata sui diritti fondamentali delle persone attenta alle necessità delle categorie più fragili, dai minori disabili, dagli anziani alle donne e ai disoccupati”

Essere considerate una categoria fragile, proprio non piace!!!

Sempre sotto lo stesso capitolo si parla anche di conciliazione tra vita lavorativa e privata, in termini generali.

Ed infine si puntualizza :
“(…) sarà garantito adeguato sostegno economico alle mamme che sceglieranno di dedicarsi ai propri bambini, interrompendo per il periodo necessario l’attività lavorativa”.

Non proprio una considerazione e una volontà di por fine al gap esistente tra i due generi, anzi in qualche modo lo si rafforza !!!

FUGATTI ( pag. 56 )

Nell’indice compare la voce “Politiche per la natalità”
Sotto il capitolo “Istruzione” si legge :” incentivare il part-time, soprattutto in relazione all’invecchiamento di lavoratori, alle esigenze di salute, alle necessità di conciliare la vita delle lavoratrici madri”
Sotto il capitolo :”Politiche per la natalità” si legge:
“Famiglia: rendere sostenibile la volontà di creare una famiglia, anche agevolando la natalità. Allo scopo proponiamo:
– abbattimento delle rette degli asili nido o di altre forme di custodia dei figli;
– agevolazioni di asili nido aziendali;
– punteggi maggiori nei concorsi pubblici, per donne con figli.

Inoltre :
“Ci proponiamo di valutare la corresponsione di un assegno per ogni figlio, anche per anni successivi a quello di nascita, secondo quanto già viene fatto in Francia, Germania e in altri paesi del Nord Europa.
Favorire i genitori con figli piccoli o con membri della famiglia bisognosi di cure nella conciliazione tra il ruolo familiare e di cura e il ruolo lavorativo, tramite l’accesso a forme di telelavoro e di elasticità dell’orario di lavoro.
Introdurre un voucher baby-sitter per servizi di cura dei bambini in caso di non uso di servizi di asilo nido.”

Anche in questo caso la donna è vista come mamma e anche in questo caso di competenze non si parla !!!

Infine nei programmi dei candidati Presidente
FEDERICO MONEGAGLIA, DE LAURENTIS, PAOLO PRIMON E FILIPPO CASTALDINI
non vi è alcun cenno al tema in questione.

AUGURI A TUTTE LE CANDIDATE E A TUTTE NOI

I BILANCI NON SONO MAI NEUTRI

Sono convinta che i bilanci e le risorse messe a disposizione nei bilanci pubblici non siano neutre e abbiano un impatto negativo o positivo sui diritti delle donne e sull’uguaglianza di genere.
Per esemplificare, se non ci sono risorse finalizzate alla flessibilità dei servizi pubblici o all’estensione degli stessi è chiaro che in quel Comune o in quel territorio il tema della conciliazione non è una priorità e non si favorisce ad esempio l’occupazione femminile.

Ciò premesso, mi pare davvero importante il DDL presentato a Roma il 25 settembre u.s. al Senato, per l’istituzione della Commissione parlamentare per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, prima firmataria la senatrice Donatella Conzatti.
La Commissione ha compiti d’indirizzo e di controllo sull’attuazione degli accordi internazionali e della legislazione nazionale relativi alla concreta applicazione della parità di genere, al fine di garantire l’uguaglianza tra i sessi e la realizzazione dei principi di cui agli articoli 3, 51 e 117 della Costituzione, dei Trattati istitutivi e della normativa dell’Unione Europea nonché degli accordi internazionali in materia.
Insomma una Commissione/filtro, che dovrebbe validare le varie proposte legislative prima del passaggio alle Commissioni e poi alle aule parlamentari, così come avviene per il vaglio di costituzionalità e per la copertura finanziaria dei vari provvedimenti.
Una Commissione, dunque, con un ruolo importante !!!

In occasione della presentazione del testo legislativo, il mio pensiero è andato ad uno degli ultimi atti della mia attività di consigliere provinciale, quando ho proposto, come prima firmataria, una Mozione per verificare l’efficacia dei provvedimenti legislativi adottati dal nostro Consiglio Provinciale.

Il Trentino è una Provincia con una buona legislazione in materia di politiche familiari, di assistenza e cura, di servizi socio educativi alla prima infanzia, di sostegno all’occupazione e alla imprenditorialità.
Un insieme di norme che tendono a favorire e sostenere la genitorialità, i giovani, le donne, i bambini e gli anziani.
In Trentino i servizi socio-educativi da 0 a 3 anni sono un diritto universale, il che significa che il servizio dovrebbe essere prima o poi gratuito o a un costo decisamente limitato e sostenuto dalla fiscalità generale.
Questa previsione, che è decisamente unica nel panorama nazionale, almeno fino ad oggi, è stata prevista, con un emendamento da me elaborato e sottoscritto, che ha modificato la legge provinciale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia.

Il testo così recita:
” La Provincia garantisce a tutte le bambine e a tutti i bambini il diritto a frequentare il nido d’infanzia, prioritariamente, o altro servizio del sistema dei servizi socio – educativi per la prima infanzia, da attivare secondo criteri di efficacia, efficienza e sostenibilità economica, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali.”

Purtroppo, a tutt’oggi, il costo degli asili nido permane alto ed il Servizio non è garantito, a condizioni uguali, su tutto il territorio provinciale.

Ritornando alla Mozione del luglio 2012 si chiedeva che un’indagine tecnica indicasse le cause che di fatto impediscono al Trentino di conseguire una condizione ottimale in tema di occupazione femminile e di conciliazione tra vita lavorativa e familiare, nonostante i molti interventi normativi approvati dal Consiglio Provinciale negli ultimi anni, che oltre a fissare i principi di riferimento hanno istituito diversi strumenti volti a garantire e realizzare l’occupazione femminile e la conciliazione dei tempi lavorativi e familiari.

L’indagine, in termini di partecipazione, è stata importante perché ha registrato la partecipazione di 170 Comuni, 15 Comunità di Valle, la Provincia stessa, 26 enti strumentali della Provincia e l’ Università ed il tasso di risposta complessivo del campione è stato dell’81%.

Le conclusioni dell’indagine confermano le iniziali impressioni sulla non completa corrispondenza tra le politiche adottate negli ultimi anni per favorire l’occupazione femminile e la conciliazione dei tempi familiari, e le azioni poi di fatto realizzate. Seppur a fronte di un sistema normativo provinciale di elevato livello, per la qualità e la ricchezza degli strumenti offerti, e di una condizione occupazionale pur sempre migliore rispetto alla media nazionale, nonché di una buona presenza dei servizi di conciliazione, si prende atto dell’esistenza di un quadro territoriale non ancora del tutto soddisfacente rispetto al quale molto ancora si deve fare affinché il sistema raggiunga i livelli ottimali desiderati.

Va, infine, detto che negli ultimi anni le cose non sono davvero migliorate e che l’indagine è rimasta “inascoltata” e non è stata utilizzata come base per una seria riflessione e per consentire di adottare i rimedi possibili, perché
le buone leggi vanno accompagnate dalle buone prassi !!!
E anche in Trentino si può fare di più!!!

OBIETTIVO PARITÀ “MANIFESTO MINIMO” STATI GENERALI DELLE DONNE

Ci rivolgiamo ai Partiti e Movimenti politici in prossimità dell’appuntamento elettorale per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Trento, evidenziando un tema quello della diseguaglianza di genere, che è cruciale per lo sviluppo della società, dell’economia e del territorio.

Le Nazioni Unite hanno definito la differenza tra il salario medio degli uomini e quello delle donne come: «Il più grande furto della storia». A livello globale, secondo i dati dell’Onu, il «gender pay gap» è del 23%: per ogni dollaro guadagnato dagli uomini, le donne prendono solo 77 centesimi. Un divario che, se non verranno adottate contro-misure adeguate, ci vorranno 70 anni per colmare.

«Non esiste un solo Paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini» ha detto Seth all’agenzia Efe commentando uno studio dell’Onu sul lavoro delle donne.

Scarica integralmente il Manifesto

Libertà di espressione e di critica

 

La scuola deve essere in grado di formare cittadini consapevoli dei propri doveri e dei propri diritti e deve altresì sviluppare il senso critico.
Secondo l’on Vanessa Cattoi l’insegnamento, invece, deve essere neutrale !!

In realtà la Scuola deve formare allo spirito critico che è la condizione per formare all’atteggiamento democratico.
L. Borghi, pedagogista, parlava della scuola come di una comunità di liberi dubitanti, dove vige uno spirito di discussione libera, aperta, tollerante, ricca un po’ su tutte le questioni. Sta poi all’onestà intellettuale dell’insegnante non imporre il proprio punto di vista ma sollecitare il confronto tra opinioni diverse per formare il proprio pensiero libero.

La neutralità dell’insegnamento rispetto alla Shoah o alla tragedia dei migranti non si riesce ad immaginarla. Narrare semplicemente che 6 milioni di ebrei sono stati eliminati nei forni crematori, senza condannarne lo sterminio non significa studiare o insegnare la storia. Il compito della Scuola è di formare alla democrazia e al rispetto dei diritti umani.

Certamente la vicenda della nave di soccorso Aquarius è complicata, perché si lega alle complesse vicende storiche del continente africano, ma su quella nave c’erano più di 600 persone che devono essere rispettate e non trattate come “merce” ed utilizzate per fini politici.

“Fare la voce grossa” sulla pelle di poveri disgraziati non è una cosa giusta.
Preoccupa che molti, troppi italiani, plaudano al braccio di ferro di Salvini.
Tutti costoro dovrebbero rendersi conto che Salvini ha utilizzato donne, bambini, uomini, come scudi contro l’Europa silente o assente.
Che il fine giustifichi i mezzi, non pare accettabile e soprattutto rappresenta un grave rischio per la democrazia.
Superare i limiti della pietà che pure dovrebbe esserci nei confronti di chi fugge dalle torture, dalle guerre, dalle miserie, significa entrare in quella “terra” dove prevale l’egoismo ben rappresentato dagli slogan di Salvini e Trump “Prima gli Italiani”
“America first and only America first”, dove prevale la volontà di sopraffazione verso chi è più debole, significa entrare nella “terra” dove i diritti universali vengono messi in discussione e dunque iniziare ad erodere la democrazia e la storia insegna che poi i nemici non sono più solamente gli stranieri, gli “altri”, ma chiunque non sia d’accordo.

Cara on. Cattoi la Sua volontà di censura verso la dirigente Scalfi e il Suo desiderio di un insegnamento neutrale che non sia in grado di distinguere “il grano dal loglio” è il primo passo per mettere in discussione la nostra democrazia.

Non è questo il modo democratico e civile di affrontare il problema. Risulta, infatti, che l’Italia potrebbe sollecitare un incontro urgente e porre la questione al tavolo europeo e chiedere il rispetto dei patti anche a quei Paesi come l’Ungheria o la Polonia che innalzano muri e poi, però, si avvalgono dei vantaggi di appartenere alla Comunità Europea. Ecco la “voce grossa” e “il braccio di ferro” vanno esercitati con chi se ne frega dei doveri derivanti dal partecipare alla UE, e non con i migranti disperati.

( testo sottoscritto da più di 70 e anche da me )

IL PROGRAMMA M5S/LEGA ALL’INSEGNA DELLE IMPARI OPPORTUNITÀ

Speriamo che in corso d’opera il programma di governo del prossimo esecutivo venga corretto.
Ritengo inaccettabile che relativamente alla Previdenza non si possano utilizzare i due anni di contributi figurativi accreditati durante la maternità, mentre invece rimangono validi i due anni per il servizio militare.
Sembra quasi che si dia più importanza alla “guerra” che alla continuazione della “specie”.
Dico questo in modo provocatorio, ritengo infatti che il servizio militare, come quello civile siano necessari e dunque ritengo altrettanto giusto riconoscerne ai fini previdenziali i periodi impiegati in tal modo.
Quello che mi pare, invece, non sostenibile è il non riconoscere l’altrettanto importante funzione sociale ed umana della procreazione e correggere in negativo importanti conquiste e riconoscimenti civili della maternità stessa.
L’alleanza politica che si sta preparando a governare il Paese pare affetta da miopia e insensibilità per quei temi che qualificano positivamente le democrazie avanzate e non considerare tra le priorità il superamento delle disuguaglianze anche a livello previdenziale, fa supporre che altri passi indietro verranno effettuati.
“Mala tempora currunt, sed peiora parantur”.

Parità formale, parità sostanziale?

 

ASSESSORATO PARI OPPORTUNITA’ MALE’

Sala Riunioni Comunità Valle di Sole

GIOVEDI’19 APRILE 2018 ore 20,30

PARITA’ FORMALE o PARITÀ SOSTANZIALE?

Illustrerò il mio manuale, scritto grazie allo stimolo di alcune amiche, che può essere d’aiuto a chi desidera intraprendere la carriera politica, ma che può essere utile a chiunque voglia riflettere sulla realtà culturale relativamente al livello di parità esistente in Italia e non solo.

SIETE TUTTI CORDIALMENTE INVITATI

Puoi leggere integralmente il manuale sul mio sito

 

Fatta la legge trovato l’inganno

Come si temeva, la legge elettorale che pareva volesse risolvere il gap di rappresentanza democratica, è stata utilizzata in maniera ingannevole.

Dunque la legge elettorale prevede che non più del 60% di candidati dello stesso sesso possa essere capolista, con l’obbligo di alternanza uomo – donna, inoltre anche i collegi uninominali devono rispettare la stessa proporzione. La legge prevede anche che possono esserci pluricandidature sul proporzionale in numero non superiore a 5.

Cosa hanno fatto i partiti? hanno utilizzato le candidature plurime soprattutto per le donne, in modo tale da lasciare poi il posto al secondo necessariamente uomo.

Risultato : in questa legislatura sono state elette meno donne.

in particolare alla Camera risultano elette 185 donne, pari al  29%, mentre nella precedente legislatura erano 198, al Senato invece il numero non risulta incrementato, erano 86 e 86, pari al 27%, sono risultate elette con un sistema elettorale che doveva promuoverne di più.

Insomma non bastano le leggi, serve la volontà di non aggirarle, anche da parte delle donne.

Buon 8 marzo!