Parità formale, parità sostanziale?

 

ASSESSORATO PARI OPPORTUNITA’ MALE’

Sala Riunioni Comunità Valle di Sole

GIOVEDI’19 APRILE 2018 ore 20,30

PARITA’ FORMALE o PARITÀ SOSTANZIALE?

Illustrerò il mio manuale, scritto grazie allo stimolo di alcune amiche, che può essere d’aiuto a chi desidera intraprendere la carriera politica, ma che può essere utile a chiunque voglia riflettere sulla realtà culturale relativamente al livello di parità esistente in Italia e non solo.

SIETE TUTTI CORDIALMENTE INVITATI

Puoi leggere integralmente il manuale sul mio sito

 

Fatta la legge trovato l’inganno

Come si temeva, la legge elettorale che pareva volesse risolvere il gap di rappresentanza democratica, è stata utilizzata in maniera ingannevole.

Dunque la legge elettorale prevede che non più del 60% di candidati dello stesso sesso possa essere capolista, con l’obbligo di alternanza uomo – donna, inoltre anche i collegi uninominali devono rispettare la stessa proporzione. La legge prevede anche che possono esserci pluricandidature sul proporzionale in numero non superiore a 5.

Cosa hanno fatto i partiti? hanno utilizzato le candidature plurime soprattutto per le donne, in modo tale da lasciare poi il posto al secondo necessariamente uomo.

Risultato : in questa legislatura sono state elette meno donne.

in particolare alla Camera risultano elette 185 donne, pari al  29%, mentre nella precedente legislatura erano 198, al Senato invece il numero non risulta incrementato, erano 86 e 86, pari al 27%, sono risultate elette con un sistema elettorale che doveva promuoverne di più.

Insomma non bastano le leggi, serve la volontà di non aggirarle, anche da parte delle donne.

Buon 8 marzo!

Parità formale o parità sostanziale e in politica?

Parlando con Anna e accordandomi per l’intervento di oggi, mi ha suggerito di parlare anche dalla mia esperienza personale e di riassumere le 10 considerazioni contenute nel mio Vademecum per le candidate.

Dunque, posso elencare un po’ di ex, che riassumo in poche parole e scandisco in termini temporali di 20 anni:
ex studentessa : mi laureo e studio per circa 20 anni
ex insegnate : insegno per circa 20 anni
ex Sindaca, ex Presidente della mia Regione, ex Vicepresidente, con delega alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento : quindi faccio politica attiva per altri, circa 20 anni.
Per i prossimi 20 anni spero di potermi occupare di ciò che più mi piace :
– sono Presidente di una Cooperativa di Produzione/Lavoro che si occupa di formazione musicale di base e rappresento tutte le Scuole Musicali Trentine ( una realtà unica in Italia, quasi enti para- pubblici con circa 440 dipendenti.
– sono una vetero-femminista e sono socia di alcune associazioni femminili oltre ad essere membro del Comitato Scientifico degli Stati Generali delle Donne.

Questo in breve il mio CV
Mi è costato l’impegno politico? Ho sacrificato qualcosa? Ho rinunciato a qualcosa ?
Certo l’impegno politico al livello da me svolto è stato decisamente molto impegnativo,
ma ho sempre potuto contare sul sostegno della mia famiglia, delle mie figlie e su una buona organizzazione familiare. Essendo sempre stata una donna con un proprio lavoro ho sempre organizzato la vita familiare con gli adeguati aiuti domestici.
Ho certamente sacrificato parte della mia vita privata.
Ma al fine ne è valsa la pena !!!

Ho scritto questo breve manuale rivolto alle donne che desiderano intraprendere la
carriera politica.
Sono delle semplici considerazioni che forse possono essere utili, che riassumo all’interno di un ragionamento complessivo.

L’Italia, sotto il profilo formale, ha una legislazione civile e penale che non discrimina le donne anche se solo nel 1981 !!! è stata abrogata la rilevanza penale della causa d’onore nei casi di omicidio della donna infedele e il matrimonio riparatore, che estingueva il reato di stupro. Roba da Medioevo !

Dunque le leggi ci sono ma sono disattese ( nei colloqui di lavoro le domande personali sulle intenzioni di fare figli, di maritarsi, sono decisamente frequenti, le carriere femminili sono più difficili di quelle maschili, l’accesso al credito è più difficile per le donne che vogliono fare impresa e d’altronde la “Finanza di Relazione” favorisce gli
amici e siccome i cda sono in maggioranza di uomini i prestiti sono più facilmente erogati agli uomini, il gap salariale esiste in tutte le professioni )
LE NAZIONI UNITE DEFINISCONO IL GAP SALARIALE
“Il più grande furto della storia”

“Nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione, non vi sono distinzioni di aree, comparti, età o qualifiche. “Non esiste un solo paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini”.

(…)”Al ritmo attuale, avverte l’Onu, ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario salariale tra uomini e donne.”

Se invece volete fare un esperimento per verificare quando in Italia si raggiungerà la parità tra donne e uomini, cliccate sul sito del World Economic Forum e scoprirete che sarà raggiunta tra 169 anni !!!

Dunque le leggi non sono sufficienti !!! Serve una svolta culturale, uno shock culturale, ma ci vuole la consapevolezza che c’è un problema!!!

E molte donne pensano che sia sufficiente essere brave e preparate per riuscire, ma non è così!!!

Inoltre se a tutto ciò aggiungiamo che è avvenuta una rivoluzione silenziosa e cioè che la “mediocrazia ha preso il potere”, la situazione è ancora più complessa e pesa negativamente su ogni aspirazione.( in questo caso di uomini e donne )

Cos’è la mediocrazia? Lo spiega bene il filosofo canadese Alain Deneault, affermando che si è compiuta una rivoluzione silenziosa, che anestetizza la società e che spinge a non fare nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale.

Tutto deve essere standardizzato: la media diventa la norma, la mediocrità viene eletta a modello.

Il mediocre non è un incompetente, anzi deve essere un esperto, ma la sua competenza non devi mettere in discussione le basi ideologiche su cui si fonda il sistema e deve giocare il gioco, che significa accettare comportamenti informali, sottomettersi a regole non dichiarate e saper chiudere gli occhi.

“Giocare il gioco” vuol dire, ad esempio, non citare un determinato nome in un rapporto, essere generici su aspetti specifici, non menzionare altri.

E se ci fate caso questo in politica avviene costantemente.

Relativamente alla politica, sotto il profilo formale, abbiamo leggi elettorali che promuovono la presenza delle donne, per cercare di ridurre il gap di rappresentanza: le leggi elettorali, per i Comuni, per le Regioni e per il Parlamento nazionale ed Europeo prevedono la riserva di quote per il sesso meno rappresentato o la formazione delle liste a pettine o ancora la doppia preferenza di genere.

Poi però c’è sempre il modo di aggirare la legge “fatta la legge trovato l’inganno” e così avviene che la presenza di donne nelle assemblee elettive sia sproporzionata rispetto agli uomini e che nei posti che davvero contano ci siano più uomini che donne e i partiti promuovono di più gli uomini delle donne!!!

Eppure, è ormai certo e documentato che le società con una maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione, nel management hanno di solito performance migliori della media delle società con minori presenze femminili.

E se la presenza di più donne in economia è positiva, perché la politica non vuole utilizzare i talenti femminili?

Perché è una questione di potere e il “potere è maschile” è un “monopolio maschile” e servono le leggi anti-trust, anche se da sole non bastano, perché non sono giustiziabili, nel caso della politica.

Eppure consentire al “gruppo sociale” fino ad oggi escluso o marginale rispetto alla gestione del potere economico e politico è positivo, perché consente un rinnovamento, un punto di vista nuovo e innovativo rispetto al passato.

Interessanti le considerazioni di Alec Ross nel libro “Il nostro futuro”. Ross è stato consigliere del dipartimento di Stato per l’innovazione con Hillary Clinton e ora insegna alla Columbia gli University e alla Johns Hopkins.

” Tra i Paesi e i business più innovativi del mondo emerge un consenso culturale su come rafforzare nel modo migliore la propria risorsa più critica: la popolazione.

E non c’è maggiore indicatore di una cultura innovativa dell’emancipazione delle donne. La piena integrazione, economica e politica, delle donne è il passo più importante che un Paese o un’azienda possa compiere per incrementare la propria competitività.

Quelle società che non si liberano dell’eredità culturali negative riguardanti il trattamento delle donne annegheranno travolte dalla prossima ondata di innovazione.

I paesi più restrittivi del mondo si sono trovati esclusi dalle ondate di innovazione più recenti, e non saranno sede di future industrie e attività se non realizzeranno cambiamenti autentici. L’innovazione non si verifica in ambienti chiusi, e le imprese innovative continueranno a tenersi alla larga da Paesi che mantengono politiche di genere limitanti (…). Gli Stati e le società che si impegnano di più per le donne sono quelli che si troveranno nelle posizioni migliori per competere e affermarsi nell’industria del futuro.

Trattare bene le donne non è solo una cosa corretta da fare: a senso dal punto di vista economico. Le donne sono la metà della forza lavoro, o della potenziale forza lavoro, di ogni nazione. Essere un Paese florido e competitivo richiede l’accesso alla riserva di lavoratori con la mia migliore istruzione. Se un Paese si priva della metà della sua potenziale forza lavoro, si mette fuori gioco da solo. Paesi che stanno chiudendo il gap di genere sono competitivi; sono le nazioni del futuro che formano ragazze e ragazzi e fanno in modo che l’intera cittadinanza sia competente e preparata per l’economia globale.”

Interessante l’esito del voto di domenica 4 marzo, perché ha confermato la
convinzione di molte di noi e cioè che le donne che affrontano volentieri la competizione elettorale ci sono : le candidate erano molte grazie ad una legge che impone la presenza di non più del 60% di candidati dello stesso genere, nelle liste e nei collegi ed essendoci le liste bloccate, con la composizione a pettine è stato automatico registrare un incremento di donne candidate.
Certo i partiti hanno cercato di rifilare i collegi più a rischio alle donne, e giocando
sulle candidature plurime di donne capolista, che una volta elette consentiranno agli uomini, secondi in lista di essere eletti e chi ha fatto i calcoli giusti ha consentito di eleggere più uomini… ( certo che anche le donne non dovrebbero prestarsi a simili imbrogli )
Quindi le quote servono e servono partiti che giochino “pulito”. Comunque aspettiamo e speriamo che i miei timori siano eccessivi ( ancora non ci sono dati certi )
Ricordo quando nell’aula del Consiglio della mia Provincia o della Regione venivano affrontati i disegni di legge in materia elettorale e a fronte di ipotesi di doppia preferenza di genere ( che da noi a insaputa dei Consiglieri è stata introdotta ) la motivazione più abusata per opporsi ad ogni innovazione era la seguente :” Non ci sono donne che vogliono candidare ! Alle donne non interessa la politica ! ” ed altre amenità. Io stessa sono stata oggetto di inviti a starmene a casa a fare la calza, a offese pesanti, a cui ho sempre reagito!

E dunque 10 considerazioni che nascono dalla mia esperienza personale che possono essere utili a coloro le quali decidono di intraprendere la carriera politica.
Queste competenze necessarie nel ruolo si possono suddividere in tre ambiti:

Personale – Team – Sistema

BISOGNA innanzitutto

– Essere pronte. Ludovico Mortara, nel 1906, aveva emesso la sentenza a favore dell’ammissione delle donne nelle liste elettorali per le elezioni amministrative, eppure
nel giustificare la decisione precisa ebbe a dire che la sentenza non rispecchiava le sue personali convinzioni, incline a ritenere le donne non ancora pronte per esercitare il diritto di voto perché, per la maggior parte, impreparate a questa importante funzione.
Questo pensiero, che le donne non siano pronte non è completamente archiviata !!!

È interessante notare come l’esclusione delle donne dal diritto di voto fosse implicita. Infatti, a Statuto Albertino vigente, le donne erano escluse dal voto politico benché non esistesse alcuna norma che lo stabilisce espressamente. “Semmai dalla legislazione costituzionale ordinaria si ricavava allora il contrario : per l’art 24 dello Statuto del Regno ” Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro stato e grado sono eguali dinanzi alla legge. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici e sono ammissibili alle cariche civili e militari, salvo le eccezioni determinate dalla legge” e nessuna legge prevedeva il sesso come eccezione. Tant’è che talune Commissioni elettorali iscrissero alcune donne nelle liste elettorali, dando poi luogo ai ricorsi del Pubblico Ministero e a una serie di contrastanti sentenze.
La prima a riconoscere il voto politico alle donne fu pronunciata il 25 luglio 1906 dalla Corte di Appello di Ancona, presieduta dallo Ludovico Mortara che ne fu anche l’estensore; una sentenza importante per l’autorità di quest’ultimo uno dei più forti giuristi che vanti l’Italia. Inutile dire che altre Corti d’Appello negarono il diritto, così come pure la Suprema Corte di Cassazione romana, che per giustificare tale esclusione arrivo a negare tra i diritti politici il diritto di voto!!!

Visto che sono in questa sede, mi permettete di ricordare alcune brani del dibattito parlamentare, che si è protratto per decenni prima di giungere nel 1945 con il decreto luogotenenziale n. 23 all’attribuzione del diritto di elettorato passivo e attivo alle donne.
I moderati consideravano il diritto di voto alle donne pericoloso perché si immaginavano che avrebbe riprodotto quello del confessore, del padre o del marito, così da costituire un voto plurimo del capofamiglia. Si domandavano anche perché “trascinare nell’arena (politica )la donna, il cui ufficio è tutto pace affetti e carità.
( Bigaran)

Prima ancora nel 1880 va ricordata la relazione di G. Zanardelli, «l’uomo e la donna non sono chiamati allo stesso ufficio sociale, agli stessi diritti e doveri, agli stessi lavori, alle stesse cure e fatiche. (…) il suo posto è la famiglia, la sua vita è domestica, le sue caratteristiche sono gli affetti del cuore che non si convengono coi doveri della vita civile; la sua missione è di formare i cittadini patriotti, liberali; ed il domi mansit lanam fecit ( custodi la casa , filò la lana ) deve essere il motto più onorevole del suo programma; la forza della donna non è nei comizi, ma nell’impero del cuore e del sentimento sul freddo calcolo e sulla ragione crudele».

Certo sono passati davvero tanti anni più di un secolo, ma il nostro Paese è portatore di stereotipi legati al ruolo delle donne e dunque chi desidera partecipare alla vita pubblica deve tener conto del
clima culturale e dei pregiudizi ancora esistenti che sono duri a morire.
Essere pronte significa dunque avere questa consapevolezza e conoscere la storia delle conquiste femminili e sapere che molte ricerche sui leader donna hanno evidenziato che l’idea di una donna potente va contro le aspettative della maggior parte delle persone, poiché è considerato femminile avere un’indole calma, conciliante, materna e sicuramente non ambiziosa. Questa immagine decisamente convenzionale della donna espone dei leader al cosiddetto double-bind (doppio legame): le leader forti sono penalizzate perché non si comportano “come donne” E coloro che invece hanno tendenze opposte, e cercano di mostrare tratti più tipicamente femminili vengono penalizzate perché considerate deboli.
Vieni insomma da chiedersi quale sia il modello ideale di donna e speriamo che non sia la Lucia di manzoniana memoria che si rivolgeva al suo futuro sposo “senza alzargli però gli occhi in viso, e arrossendo, tutta”.

NATURALMENTE
BISOGNA
– Curare la propria comunicazione
E questa è la cosa più difficile

I social son un’arma a doppio taglio e bisogna saper controllare l’incontrollabile !!!
I media inseguono gli scandali e quindi vanno trovati i modi d’incontrare la gente e comunicare direttamente.

Anche la gestione del proprio tempo è complicata, non è semplice organizzare la propria vita privata e conciliarla con quella pubblica. È meglio non credersi una super donna e quindi farsi aiutare.
Ci vuole la consapevolezza che la vita amministrativa e politica è organizzata sui tempi maschili sono ancora troppo poche le donne per poter cambiare anche i tempi della politica.
Ci sono serate occupate domeniche , sabati e se si ha una famiglia e dei figli è molto difficile riuscire a conciliare.
La cosa che però bisogna saper fare e rispettare la propria famiglia e quindi ci sono appuntamenti importanti delle persone a noi vicine, dei propri figli o del proprio compagno a cui non si può mancare.

Anche la cura della propria immagine non va sottovalutata
L’abito fa il monaco.
Con questo non voglio affermare che vale più l’apparire che l’essere, ma è importante essere adeguate al ruolo e non ci si può far notare solo per la stravaganza del porsi.
Avere cura di sé è una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Ma oltre all’abbigliamento, che è un dettaglio, è importante saper trasmettere l’immagine di sé che se ritiene giusta, ma soprattutto serve una coerenza di fondo rispetto a quanto si afferma e i comportamenti che si assumono.

2) Team

– Scegliere il proprio team
Questa è la cosa più difficile. L’ideale è poter contare fin da subito, prima ancora di candidare su alcune persone che condividono la tua esperienza.
Bisogna fare attenzione a non farsi imporre i collaboratori, spesso le organizzazioni politiche con più storia, hanno un insieme di figure professionali magari anche brave che vogliono piazzare presso qualche personaggio politico e che si possono rivelare bravissime ma anche no.
La cosa più importante è non scegliersi un segretario o una segretaria che ha aspirazioni politiche, perché quella/o poi si rivelerà un vostro/a concorrente.
Quindi incarichi a tempo e verificabili.

– Fare squadra e saper gestire le relazioni con le persone che ti circondano.
La politica è condividere e fare insieme.
La questione è piuttosto complessa e dipende dal ruolo che si andrà a ricoprire, ma chi si trova in posizioni esecutive deve fare i conti con lo staff e il personale in forza presso le varie amministrazioni..
Molti neofiti della politica pensano di potersi avvalere dello spoils sistem in modo ampio ma non è così.
Certamente è possibile assumere persone di fiducia in numero limitato e solo in certe situazioni e in certi ruoli. Quindi bisogna fare i conti con il personale che si trova presso le Amministrazioni.
Il fare squadra significa condividere il proprio progetto politico amministrativo con chi deve lavorare con noi ed è molto importante conoscere le dinamiche interne alle varie amministrazioni, conoscere le problematicità e le aspettative di ognuno.
Il fare squadra realizzato anche con l’apporto del cosiddetto “pensiero laterale”, apprezzando i punti di vista alternativi per cercare le soluzioni più adeguate.
Il successo in politica non si raggiunge lavorando da soli e se si ha contro il sistema, inteso come burocrazia, non si va da nessuna parte.

3) Sistema

– Sapere affrontare il sistema politico
Candidare oggi non è una cosa semplice, la sfiducia dei cittadini verso i politici è altissima e lo è anche verso le istituzioni locali. Un po’ ovunque le istituzioni locali hanno perso gran parte della fiducia acquistata nel ciclo politico del 1994 /2006.
… Se se si decide di candidare è necessario conoscere bene le forze politiche : quali sono più inclini a promuovere le donne e quali meno. Ora le leggi elettorali aiutano decisamente le candidature femminili ma non è sufficiente candidare.
Candidare non è il raggiungimento dell’obiettivo, l’obiettivo è essere elette.

A proposito dei partiti , l’art. 49 della nostra Carta afferma : “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”
Manca, però, una legge ordinaria che disciplini la vita democratica dei partiti e la trasparenza delle forme di finanziamento.
Ed è questo il motivo che la modifica dell’articolo 67. della Costituzione quello che recita : “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.” mi sembra pericoloso di per sé, ma il combinato disposto del 49, senza regole, con il 67 mette a rischio la nostra democrazia.

Il divieto di mandato imperativo, che è presente in quasi tutti i sistemi costituzionali nei Paesi che hanno una democrazia cosiddetta rappresentativa: manca solo in Portogallo, a Panama, in Bangladesh e in India. E il motivo è presto detto: una forza politica rappresenta sempre gli interessi particolari di una parte dei cittadini (talvolta, inconsapevolmente, di pochi), e questi interessi possono non coincidere con il bene comune del Paese.

Dunque, nel caso fosse tolta la libertà di mandato ai Parlamentari e a fronte di partiti finanziati e governati in modo non trasparente e non democratico, noi con il nostro voto ci metteremmo in mano NON SI SA DI CHI.
Si potrebbe passere da una democrazia parlamentare, per quanto scalcinata, alla gestione PRIVATA, non sindacabile e nemmeno controllabile, della nostra DEMOCRAZIA.

Se si decide di candidare è necessario
– Conoscere le particolarità e le esigenze del territorio

Una cosa generale va detta. Qualunque sia il ruolo è importante farsi carico davvero degli impegni presi. Pur sapendo e dovendo delegare, bisogna seguire le varie questioni piccole e grandi che siano.
Avere a che fare con la macchina amministrativa della pubblica amministrazione, tranne rarissime eccezioni, significa spingere un treno che ha azionato il freno a mano o di emergenza.
La riforma che serve a questo nostro Paese è quella della pubblica amministrazione
L’Italia ha un numero imprecisato di legge se ne stimano circa 150.000 o 160.000 a cui vanno aggiunte le leggi regionali, i vari regolamenti dei dei vari Enti e delle Autorità esistenti. Un numero davvero incredibilmente faraonico, soprattutto se paragonato al numero delle leggi degli altri Paesi europei a cui vogliamo far riferimento : la Francia ha circa 7000 leggi, la Germania intorno alle 5.500, la Gran Bretagna ne conta poco più di 3000.
Una bella sforbiciata e dei Testi Unici ecco sarebbe un bel l’inizio per il nuovo Parlamento ( il coefficiente abrogativo ).

– Agire nell’interesse collettivo
Una democrazia sana deve essere capace di risolvere i problemi avendo presente qual è l’interesse collettivo.
Niente leggi ad personam, niente clientele, …

– Dulcis in fondo o In cauda venenum
Ultima considerazione. Ma se l’Italia non è un Paese per donne e se la politica è particolarmente misogina e comunque complicata e piena d’insidie, vale davvero la pena candidare, vale la pena metterci la faccia ed impegnarsi nella gestione della cosa pubblica.
Per prima cosa è un diritto / dovere gestire il bene comune e per seconda cosa per cambiare le cose bisogna almeno provarci e dunque esserci.

DOMANI SI VOTA

Questa breve campagna elettorale è finita e domani si vota
La cosa più bizzarra di questo appuntamento elettorale è che prima ancora di attendere il risultato, si pensa già a probabili prossime elezioni, perchè tutti affermano che la legge elettorale, essendo pessima, non consentirà di garantire a nessuno dei tre schieramenti di raggiungere la maggioranza parlamentare.

Ma chi lamenta ciò, sono gli stessi che la legge l’hanno approvata, però sembra non sia colpa di nessuno, quasi fosse stata approvata da entità sconosciute.

Mi chiedo se non vi sia un bel grado di incoscienza da parte di buona parte dell’attuale classe politica.

Ultima considerazione: la rappresentanza femminile.
La legge prevede che un genere non possa essere rappresentato da una percentuale non superiore al 60% e dunque molte sono le candidature femminili.
Però, fatta la legge, trovato l’inganno!!!
Dunque, temo che il Parlamento che uscirà dalle urne del 4 marzo, possa non avere il 40% di rappresentanti femminili, perché ho notato come le plurime candidature femminili, sulla quota parte proporzionale, siano davvero molte e poiché non si può essere elette che in un solo Collegio, lasceranno il posto agli uomini, che risultano secondi nei listini bloccati e che non candidano in tanti collegi come le donne.
Vorrei che questa mia preoccupazione fosse infondata e vorrei anche che non si verificasse il risultato incoerente di verder sedute in Parlamento meno donne di quante oggi non ve ne siano, pur in presenza di una legge che dovrebbe sortire il risultato opposto.

Senza vincolo di mandato – art 67 –

Di Maio, “capo politico” del M5S, ha annunciato la volontà di modificare l’art.49 della Costituzione, introducendo il vincolo di mandato per gli eletti, una norma contro i cambi di casacca.

L’articolo 67. della Costituzione recita : “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.”

La Costituzione afferma il divieto di mandato imperativo, che è presente in quasi tutti i sistemi costituzionali nei paesi che hanno una democrazia cosiddetta rappresentativa: manca solo in Portogallo, a Panama, in Bangladesh e in India. E il motivo è presto detto: una forza politica rappresenta sempre gli interessi particolari di una parte dei cittadini (talvolta, inconsapevolmente, di pochi), e questi interessi possono non coincidere con il bene comune del Paese.

La proposta dei 5 Stelle è particolarmente pericolosa se letta congiuntamente all’articolo 49 della nostra Carta, laddove afferma : “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

Peccato che manchi una legge ordinaria che disciplini la vita democratica dei partiti e la trasparenza delle forme di finanziamento.
Oggi infatti possono esserci partiti privi di regole democratiche che stabiliscono quali forme di partecipazione e di governo siano adottate e quali siano i finanziatori del partito stesso.
Tant’è che il M5S è gestito da una Società privata, che amministra le risorse, senza rendere conto ad alcuno e che può espellere i vari iscritti.

Dunque, nel caso fosse tolta la libertà di mandato ai Parlamentari e a fronte di partiti finanziati e governati in modo non trasparente e non democratico, noi con il nostro voto ci metteremmo in mano NON SI SA DI CHI e se vincesse il M5S, la maggioranza dei Parlamentari affiderebbe il proprio destino e il destino del nostro Paese alla Casaleggio& Associati.

Si passerebbe da una democrazia parlamentare, per quanto scalcinata, alla gestione
PRIVATA, non sindacabile e nemmeno controllabile, della nostra DEMOCRAZIA

Quindi nessuno tocchi l’art. 67 della Costituzione.

DEMAGOGIA

 

Ho visto un talk show politico.
In studio erano presenti Alessandra Mussolini, Giuseppe Civati, Alan Friedman e in collegamento Vittorio Feltri.
Gli ospiti discutevano sul ritorno del fascismo.
Alan Friedman ha messo subito in evidenza un’anomalia di molti talk show relativamente a chi viene invitato ai palcoscenici televisivi.
Alan Friedman ha detto che non riusciva ad immaginare uno studio televisivo di
Berlino in cui fosse invitata la nipote di Adolf Hitler!!!
Insomma è evidente che se in studio si invita la nipote di Mussolini per parlare di fascismo e dei rigurgiti dello stesso, l’obiettivo non è quello di affrontare con la necessaria obiettività il tema, ma di alimentare la polemica, di creare lo scontro e di far crescere l’audience del programma.
Purtroppo in questo modo si favorisce, probabilmente, l’implementazione di partiti di stampo neo fascista, che sono chiaramente anticostituzionali.
Ci si chiede come mai non si intervenga presso quelle sedi di partito in cui vi sono svastiche e altri simboli fascisti.
Tollerare il culto del fascismo non è democrazia, ma incoscienza
e irresponsabilità.

Il più grande furto della storia

LE NAZIONI UNITE DEFINISCONO IL GAP SALARIALE
“Il più grande furto della storia”

“Nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Lo affermano le Nazioni Unite, secondo cui si è difronte al “più grande furto della storia”. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione, non vi sono distinzioni di aree, comparti, età o qualifiche. “Non esiste un solo paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini”, ha detto il consigliere delle Nazioni Unite Anuradha Seth.”
(…)”Al ritmo attuale, avverte l’Onu, ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario salariale tra uomini e donne.”

Dunque è ufficiale ed incontrovertibile il dato che conferma il divario salariale a svantaggio delle donne.
I motivi sono molteplici, le donne occupano posizioni apicali inferiori agli uomini, lavorano meno ore pagate e a parità di lavoro guadagnano comunque di meno.
Sconfortante, poi, l’analisi delle Nazioni Unite che prevede un tempo lungo, 70 anni,
per raggiungere la parità salariale.
Inoltre, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) del 2015, il 76,1% degli uomini in età lavorativa fa parte della popolazione attiva, mentre la percentuale è del 49,6% nel caso delle donne.

La strada per ridurre il gap salariale e di attività è chiara, ma non la si vuole percorrere.
Innanzitutto bisogna rendere possibile la ricerca di lavoro da parte delle donne, che spesso dopo il primo figlio abbandonano il lavoro e non lo cercano più.
La prima misura è quella di rendere accessibile i servizi socio-educativi
pre – scolari, compresa la fascia di età che va dai 3 mesi ai 3 anni e per rendere i servizi accessibili è necessario che ci siano e che siano gratuiti.
Non penso sia un’eresia pensare che i servizi socio- educativi siano servizi universali e come tali accessibili a tutta la popolazione, perché il costo dell’asilo nido continua ad
essere elevato? semplicemente perché esiste la convinzione che la madre se ne debba occupare!
Per superare il gap salariale ed occupazionale è però necessario un avanzamento culturale, il superamento degli stereotipi di genere e la capacità di apprezzare il lavoro delle donne, che stentano a farsi avanti nel chiedere avanzamenti di carriera e di stipendio.
Comunque il dato ormai certo è che il lavoro delle donne viene apprezzato meno e anche risultati importanti raggiunti dalle donne non vengono valorizzati come quelli dei colleghi uomini.
“Tra i paesi e il business più innovativi del mondo emerge un consenso culturale su come rafforzare nel modo migliore la propria risorsa più critica: la popolazione. E non c’è maggiore indicatore di una cultura innovativa dell’emancipazione delle donne.
La piena integrazione, economica e politica, delle donne è il passo più importante è che è un paese o un’azienda possa compiere per incrementare la propria competitività. Quelle società che non si liberano dell’eredità culturali negative riguardanti il trattamento delle donne annegheranno travolti dalla prossima in ondata di innovazione”(Alex Ross- Il nostro futuro)

Libertà di importunare o libertà di fare i propri comodi.

« Nous défendons une liberté d’importuner, indispensable à la liberté sexuelle »

“Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale” (…) “siamo “abbastanza mature per ammettere che la pulsione sessuale è per sua natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente accorte per non confondere il corteggiamento maldestro con l’aggressione sessuale. [..] La donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana”.
Queste alcune frasi estrapolate dalla lettera sottoscritta da 100 donne francesi.

La lettera sottoscritta da Catherine Deneuve é indifendibile e non accettabile perché legittima le molestie sessuali e vanifica anni di battaglie sui diritti civili.
Difendere la libertà d’importunare, significa fornire una inaccettabilegiustificazione a tutti quegli uomini che si arrogano il diritto di recare disturbo, di molestare, di dare fastidio ad una donna, limitandone la sfera personale e mortificando la giusta pretesa di non essere disturbate, molestate, infastidite.
È probabile che il mondo del jet set francese trovi normale ipotizzare che la pulsione sessuale nell’essere umano sia incontrollabile e che dunque sia “offensiva e selvaggia” e che abbattere le barriere culturali, scordare l’educazione e lasciarsi dominare dagli istinti sia accettabile e addirittura da difendere.

Non condannare lo “struscio” degli uomini sul tram o sulla metropolitana e non trovarlo schifoso, fa impressione ed è sufficiente averne avuta l’esperienza per capirne il disgusto che si prova.
La libertà sessuale non può essere confusa con la libertà di fare propri comodi senza il consenso del partner.
Legittimare le molestie sessuali è un fatto grave e riduce le donne a semplici oggetti del desiderio, senza tenere in alcun conto la loro volontà.

C’è chi ha interpretato la lettera delle 100 intellettuali francesi come la volontà di mettere a fuoco i rischi di un nuovo puritanesimo, di una caccia all’orco, di una sessuofobia che la campagna iniziata dalla denuncia delle donne molestate dal regista americano Weinstein, può generare.
Nella lettera, non c’è traccia di un elemento ricorrente nei casi di questi mesi, la sproporzione di potere fra l’uomo che compie le molestie e la donna che le subisce, che quasi sempre si trova in una posizione di inferiorità e di subordinazione.
C’è anche chi sostiene che i comportamenti molesti sono «difetti maschili», quindi inevitabilmente connaturati all’identità degli uomini.
Noi pensiamo che gli uomini non siano ad uno stadio evolutivo inferiore a quello delle donne ed incapaci quindi di frenare la “pulsione sessuale … offensiva e selvaggia”.
Crediamo invece che ci siano uomini che abusano del loro potere e, di contro, altri uomini, la stragrande maggioranza, che sappiano invece perfettamente individuare il confine esistente tra corteggiamento e molestia sessuale.
Un confine che non andrebbe mai superato in mancanza di un elemento fondamentale: il consenso tra le parti.

Il BIOTESTAMENTO e i diritti civili

 

L’articolo 32 della Costituzione é molto chiaro e così recita:
” La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.”
Ci sono però voluti quasi 70 anni per vederne approvata una norma che ne consentisse la sua attuazione.

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I veri numeri della legge elettorale

Leggo con interesse l’analisi di Andrea Maria Villotti, che afferma come la nuova normativa, che modifica la legge elettorale per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Trento, introducendo oltre alla composizione paritaria delle liste elettorali anche la doppia preferenza di genere, contenga una sorta di trappola per l’elezione delle donne.
L’analista sostiene che sarebbe stato necessario prevedere ” il dovere” di esprimere due preferenze e non lasciarne semplicemente la possibilità.
La prima osservazione che sollevo è relativa alla costituzionalità di un obbligo o “dovere” di esprimere le due preferenze, che entrerebbe in conflitto con l’art.48 della nostra Costituzione:
“Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.”

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